Rafael Moneo nasce nel 1937 a Tudela, in Navarra. Studia a Madrid, si laurea nel 1961, poi studia a Roma come borsista all'Accademia di Spagna — un periodo fondamentale in cui scopre l'architettura romana e l'idea di continuità storica come principio architettonico. Insegna per anni a Madrid, poi a Harvard (dove è direttore della Scuola di Architettura dal 1985 al 1990). Nel 1996 vince il Premio Pritzker. È anche uno dei più importanti teorici dell'architettura contemporanea: il suo libro "Theoretical Anxiety and Design Strategies in the Work of Eight Contemporary Architects" (2004) è un testo fondamentale nella formazione degli architetti degli ultimi vent'anni.
La questione che interessa Moneo — come teorico e come architetto — è il rapporto tra la tipologia (i tipi architettonici che si ripetono nella storia) e il progetto (la risposta al problema specifico). Ogni edificio appartiene a una famiglia di tipi — la basilica, il palazzo, il museo, la casa — e allo stesso tempo è irriducibilmente specifico, radicato nel suo luogo, nel suo tempo, nel suo programma. Il buon architetto, per Moneo, è quello che conosce la storia della tipologia e sa usarla per risolvere il problema specifico — senza copiare il passato, ma senza ignorarlo.
Il Museo di Mérida
Il Museo Nacional de Arte Romano di Mérida (1981–1986) è costruito sopra le rovine di Emerita Augusta — la colonia romana fondata nel 25 a.C. che era la capitale della provincia Lusitania. Gli scavi sotto il museo sono parte del percorso museale: si cammina sopra i mosaici romani attraverso passerelle, si vedono le fondamenta delle case romane attraverso il pavimento di vetro. Il museo è un edificio moderno che ospita la storia — non la nasconde, non la esalta: la mostra come parte di una continuità.
La struttura del museo è una serie di archi in mattoni romani — non archi decorativi ma archi strutturali veri, che reggono i solai. Le pareti sono in mattoni romani del tipo usato nell'antichità — non imitazione, ma stesso materiale, stessa proporzione, stesso metodo costruttivo. La differenza è nella scala e nella luce: le navate sono alte 14 metri, illuminate da finestre alte sulle pareti laterali che producono una luce zenitale diffusa. Sembra una basilica romana — ma è anche un museo moderno, perfettamente funzionale per l'esposizione dei reperti.
La Cattedrale di Los Angeles
La Cattedrale di Nostra Signora degli Angeli a Los Angeles (2002) è il progetto in cui Moneo si confronta con il problema più difficile per un architetto europeo e cattolico: come si costruisce una cattedrale nel XXI secolo, in America, in una città nata dall'automobile e priva di scala urbana tradizionale? La risposta di Moneo è austera e ambiziosa: un edificio massiccio in calcestruzzo, rivestito internamente con pannelli di alabastro thin (3cm di spessore) che diffondono la luce solare attraverso la loro semi-traslucenza. La navata è alta e larga, senza colonne intermedie, illuminata da una luce calda e ambrata che filtra attraverso i pannelli di alabastro. È uno degli effetti luminosi più belli dell'architettura religiosa del Novecento.
Ma torniamo alla domanda critica. La Cattedrale di Los Angeles è stata criticata per la sua posizione (non in centro città ma vicino all'autostrada), per il costo (300 milioni di dollari), per l'aspetto esterno (alcuni la trovano troppo austera, quasi bunker). Queste critiche sono in parte legittime. Ma l'interno — la luce dell'alabastro, la proporzione delle navate, la qualità dello spazio per la preghiera — è difficilmente contestabile. Moneo sa costruire spazi per la raccolta e il silenzio. Non è poco.
