Shigeru Ban nasce nel 1957 a Tokyo. Studia architettura alla Southern California Institute of Architecture (SCI-Arc) e poi alla Cooper Union di New York con John Hejduk. Torna in Giappone, apre il suo studio nel 1985. I primi lavori sono convenzionali — case private, piccoli edifici commerciali. Ma già alla fine degli anni Ottanta comincia a sperimentare i tubi di cartone, quelli di carta riciclata usati come anime per rotoli di tessuto o di pellicola, trattati per resistere all'acqua. Costano poco, pesano poco, si riciclano e, ben dimensionati, reggono carichi sorprendenti.
La svolta arriva nel 1994, con il genocidio in Ruanda. Ban legge che i profughi tagliano gli alberi per sorreggere i teli di plastica forniti dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, aggravando la deforestazione, e propone all'UNHCR di usare tubi di cartone. All'inizio lo prendono poco sul serio, ma Ban insiste, diventa consulente dell'agenzia e sviluppa prototipi che vengono sperimentati nei campi. Da qui comincia il suo lungo lavoro sull'architettura d'emergenza.
La Paper Church di Kobe
Dopo il terremoto di Kobe, Ban costruisce con i volontari una chiesa provvisoria in tubi di cartone per la comunità cattolica del quartiere di Nagata, la cui chiesa era stata distrutta. Cinquantotto tubi di 33 centimetri di diametro, disposti a ellisse, reggono una copertura in tessuto, e un involucro esterno in policarbonato fa sì che di notte la chiesa si illumini come una lanterna. Doveva durare fino alla ricostruzione della chiesa definitiva, e invece resta in piedi dieci anni. Nel 2005 viene smontata e poi ricostruita a Taiwan (a Puli, nel 2008), dove una comunità colpita dal terremoto del 1999 aveva chiesto di averla.
I tubi non sono semplice carta: sono avvolti a spirale con molti strati di carta incollati, e la loro resistenza dipende da diametro e spessore della parete. Ban li usa come pilastri, come travi, come archi, come elementi di coperture curve, sfruttando la forma cilindrica, che resiste bene sia a compressione sia a flessione.
La Cattedrale di Carta di Christchurch
La Cardboard Cathedral di Christchurch, in Nuova Zelanda (2013), è pensata per durare cinquant'anni. Il terremoto del febbraio 2011 aveva gravemente danneggiato la cattedrale anglicana in pietra, avviata nel 1864 e simbolo della città, e la ricostruzione avrebbe richiesto anni e molti milioni. Ban propone una cattedrale di transizione in tubi di cartone e container: 98 tubi di 60 centimetri di diametro formano una navata a capanna, coperta da pannelli di policarbonato, e i container ai lati fanno da cappelle e da sostegno. Può accogliere circa 700 persone.
L'architettura d'emergenza, insomma, non è di serie B: è una risposta diversa a un momento diverso. La cattedrale di cartone è diventata un luogo simbolo di Christchurch, visitato da migliaia di persone, e il provvisorio si è trasformato in un punto di riferimento civico.