Shigeru Ban nasce nel 1957 a Tokyo. Studia architettura alla Southern California Institute of Architecture (SCI-Arc) e poi alla Cooper Union di New York con John Hejduk. Torna in Giappone, apre il suo studio nel 1985. I primi lavori sono convenzionali — case private, piccoli edifici commerciali. Ma nel 1989 inizia a sperimentare con i tubi di cartone: strutture cilindriche di carta riciclata, impermeabilizzate con vernici speciali, usate tradizionalmente per avvolgere tessuti o film fotografici. Sono economici, leggeri, riciclabili, e — sorpresa — strutturalmente resistenti quanto il cemento o l'acciaio per certi tipi di carichi.

La svolta avviene nel 1994, durante il genocidio del Rwanda. Ban legge che l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) fornisce ai rifugiati tende e plastica — materiali costosi, non locali, non riciclabili. Propone all'UNHCR di usare tubi di cartone come struttura per i rifugi. L'UNHCR inizialmente rifiuta — la carta non è un materiale serio. Ban va in Rwanda a sue spese, costruisce prototipi con i rifugiati, dimostra che funzionano. L'UNHCR accetta. Ban ha 37 anni e ha appena inventato l'architettura d'emergenza moderna.

La Paper Church di Kobe

Dopo il terremoto di Kobe del 1995, Ban costruisce la "Paper Church" — una chiesa temporanea in tubi di cartone per la comunità di Nagata, dove la chiesa originale era stata distrutta. 58 tubi di cartone di 33cm di diametro, disposti in ellisse, reggono una struttura leggera di tensostruttura in cima. La chiesa non ha muri — la struttura dei tubi è traslucida, e di notte si illumina dall'interno come una lanterna. È temporanea per definizione — doveva durare fino alla ricostruzione della chiesa in muratura. Dura dieci anni. Nel 2005 viene smontata e ricostruita in Cina, dove una comunità aveva chiesto di averla.

I tubi di cartone non sono semplicemente carta. Sono tubi compositi — strati di carta Kraft incollati su un nucleo di carta riciclata — con resistenza a compressione paragonabile al cemento di bassa qualità. La resistenza dipende dal diametro e dallo spessore delle pareti: un tubo di 33cm di diametro con pareti di 15mm regge carichi di centinaia di kg. Ban usa questi tubi sia come elementi verticali portanti sia come archi orizzontali, come travi, come coperture curvilinee — sfruttando la forma cilindrica che è intrinsecamente resistente alla flessione.

Shigeru Ban — opere di emergenza
Rifugi Rwanda1994 · tubi cartone + plastica UNHCR
Paper Church, Kobe1995 · 58 tubi cartone · durata 10 anni · ora a Taiwan
Rifugi Turchia1999 · terremoto İzmit · container + struttura carta
Cattedrale di Carta, Christchurch2013 · terremoto 2011 · 700 tubi · 700 posti · permanente
Premio Pritzker2014 · primo architetto d'emergenza premiato

La Cattedrale di Carta di Christchurch

La Cattedrale di Carta di Christchurch, Nuova Zelanda (2013) è la prima struttura in carta di Ban concepita come edificio permanente — o almeno semi-permanente (50 anni). Il terremoto del febbraio 2011 aveva distrutto la Cattedrale anglicana di Christchurch — un edificio in pietra del 1864, icona della città. La ricostruzione definitiva richiederà decenni (e decine di milioni di dollari). Ban propone una cattedrale transitoria in tubi di carta e container metallici: 98 tubi di cartone di 60cm di diametro formano la navata in forma di "A" triangolare. Il tetto è di pannelli policarbonato. I container laterali formano le navate laterali e reggono la struttura. 700 persone.

Che è esattamente il contrario di quanto si crede dell'architettura d'emergenza: non è inferiore all'architettura permanente. È una risposta diversa a un momento diverso. La Cattedrale di Carta è già diventata un'attrazione turistica di Christchurch — migliaia di persone la visitano ogni anno anche durante la costruzione della nuova cattedrale in pietra. Il provvisorio è diventato un punto di riferimento della città. L'architettura dell'emergenza è anche architettura civica.

«Ban va in Rwanda a sue spese, costruisce rifugi con tubi di cartone, dimostra all'UNHCR che funzionano. L'UNHCR accetta. È il modo in cui si cambia il mondo dell'architettura: non con manifesti, non con teorie — con prototipi. Con il corpo presente nel luogo del disastro. Con la carta che regge come il cemento quando la si usa nel modo giusto.»