L'Art Nouveau nasce da una contraddizione. L'industrializzazione del XIX secolo ha prodotto nuovi materiali — il ferro, il vetro, il calcestruzzo — e nuove tecniche di produzione di massa. Ma spesso vengono nascosti. Le stazioni ferroviarie hanno grandi tettoie in ferro e vetro dietro facciate neoclassiche in pietra, e molti ponti in ferro si travestono da gotico. L'Art Nouveau risponde: smettiamo di nascondere il ferro, mostriamolo e facciamone qualcosa di bello.
Per rendere bello il ferro, però, l'Art Nouveau non rinuncia alla decorazione: si rivolge alla natura. Se la natura produce forme curve e vegetali, l'architettura può fare lo stesso. Le colonne in ferro diventano steli di piante. Le ringhiere diventano rami. I soffitti diventano cieli coperti di foglie. Non è un capriccio, è un programma. Dura una ventina d'anni, all'incirca dal 1890 al 1910, produce architetture splendide in tutta Europa e poi passa di moda in fretta.
Victor Horta e Bruxelles
Victor Horta (1861–1947) è il fondatore dell'Art Nouveau belga. L'Hôtel Tassel (1893), una casa privata, è considerato il primo edificio Art Nouveau. Il piano tipo ha una struttura in ferro visibile, con colonne in ferro che supportano i solai. Ma non sono anonime colonne grigie: si aprono in forme vegetali, sono dipinte con colori caldi e dialogano con il mosaico del pavimento e le pitture delle pareti. Struttura, decorazione, pavimento e pareti formano un unico organismo.
Horta costruisce a Bruxelles una serie di case private per committenti benestanti (l'Hôtel Solvay, l'Hôtel van Eetvelde) e due grandi edifici pubblici: la Maison du Peuple (1899), sede del Partito Operaio Belga, demolita nel 1965 per far posto a un palazzo per uffici, e i grandi magazzini L'Innovation (1901), distrutti da un incendio nel 1967. Già prima del Duemila Bruxelles aveva perso una parte importante del suo patrimonio Art Nouveau.
Otto Wagner: il ponte verso la modernità
Otto Wagner (1841–1918) occupa una posizione particolare nel panorama dell'Art Nouveau europeo: usa il linguaggio decorativo del suo tempo ma con un rigore costruttivo che anticipa il Movimento Moderno. La Postsparkasse di Vienna (1904–06), la Cassa di risparmio postale, ha la facciata rivestita di lastre di marmo fissate con chiodi dalle teste in alluminio lasciate a vista, che diventano parte della decorazione. È il ferro esposto di Horta applicato al rivestimento lapideo: il sistema di fissaggio diventa ornamento.
Wagner scrive anche un libro, Moderne Architektur (1896), in cui sostiene che l'architettura deve rispondere ai bisogni dell'uomo moderno invece di citare gli stili storici. È una posizione vicina a quella che Loos porterà all'estremo con Ornamento e delitto, ma Wagner l'ornamento non lo elimina: lo riduce e lo mette in ordine. Tra i suoi allievi e collaboratori ci sono Josef Hoffmann, Joseph Maria Olbrich e Jan Kotěra; Hoffmann e Olbrich saranno tra i protagonisti della Secessione viennese, e Hoffmann fonderà la Wiener Werkstätte.
Perché è quasi sparita
L'Art Nouveau dura vent'anni perché è cara, individuale, non replicabile in serie. Ogni edificio richiede artigiani specializzati, ferro battuto a mano, vetri soffiati, piastrelle dipinte. Con la Première Guerre Mondiale e l'industrializzazione di massa degli anni Dieci, questi artigiani scompaiono o si riconvertono. Il Movimento Moderno risponde all'industrializzazione con l'accettazione: se la macchina produce componenti standardizzati, l'architettura deve essere standardizzata. L'ornamento è un crimine (Adolf Loos, 1908). L'Art Nouveau è, da questo punto di vista, il nemico: ornamento per definizione, individuale per natura, costosa per forza.
Le demolizioni più pesanti arrivano tra gli anni Cinquanta e Settanta, quando molti edifici Art Nouveau, giudicati vecchi ed eccessivi, vengono abbattuti per far posto a palazzi moderni. La demolizione della Maison du Peuple di Horta, nel 1965, per un anonimo palazzo per uffici, resta uno dei casi più discussi del Novecento europeo. Le città che hanno conservato il loro patrimonio Art Nouveau sono oggi mete di pellegrinaggio: Riga in Lettonia (con oltre il 40% del centro storico in stile Art Nouveau), la Barcellona di Gaudí, la Nancy di Gallé e Majorelle, la Bruxelles di Horta. Il turismo architettonico ha rivalutato quello che il razionalismo aveva condannato.