Antoni Gaudí i Cornet nasce nel 1852 a Reus, in Catalogna. Da bambino soffre di reumatismi che lo tengono spesso lontano dai giochi e dalla scuola, e passa molto tempo a osservare la natura. Figlio di un calderaio, impara a pensare in tre dimensioni guardando lavorare il rame nella bottega del padre. Studia architettura a Barcellona e sviluppa una passione per le strutture naturali, il guscio della chiocciola, le nervature della foglia, le ossa, che diventa il cuore del suo metodo. Più che una scelta decorativa, è una ricerca strutturale. Le forme naturali sono efficienti perché l'evoluzione le ha messe alla prova per milioni di anni, e Gaudí vuole capire come funzionano per usarle in architettura.

Il suo metodo più famoso è il modello funicolare. Per la chiesa della Colonia Güell costruisce un grande modello di corde e sacchetti di pallini appesi: i fili, tirati dal peso, prendono da soli la forma che lavora solo a trazione. Gaudí li fotografa e capovolge l'immagine, ottenendo la forma di archi e volte che lavorano solo a compressione, quella giusta per la muratura. Invece di calcolare le forme, le fa trovare alla gravità. Ne escono archi a catenaria e colonne inclinate che l'architettura storica non conosceva, e che seguono il percorso dei carichi molto meglio dell'arco a tutto sesto.

La Sagrada Família

La Sagrada Família è uno dei cantieri più complicati della storia dell'architettura. Non tanto per la tecnica, che nel frattempo è migliorata moltissimo, quanto perché il progetto non ha mai avuto un disegno definitivo completo. Gaudí lavora per 43 anni sulla cattedrale e lascia modelli in gesso, disegni parziali, indicazioni verbali agli assistenti. Nell'incendio del 1936 durante la Guerra Civile spagnola, gran parte dei modelli e dei disegni viene distrutta. Gli architetti che vengono dopo, fino a Jordi Bonet e Jordi Faulí, ricostruiscono il progetto dai frammenti dei modelli e dalle fotografie, mentre scultori come Josep Maria Subirachs ed Etsuro Sotoo lavorano alle facciate.

La basilica ha tre facciate: la Natività, l'unica avviata da Gaudí, la Passione, con le torri completate nel 1976 e le discusse sculture spigolose di Subirachs dal 1987, e la Gloria, ancora in costruzione. Le torri previste sono diciotto: dodici per gli apostoli, quattro per gli evangelisti (circa 135 metri), una per Maria (138 metri) e quella centrale di Gesù, 172,5 metri, la più alta, ma pensata per restare appena sotto la collina di Montjuïc, perché secondo Gaudí un'opera umana non doveva superare quella di Dio.

Gaudí a Barcellona: opere principali
Casa Vicens1883–1885 · prima opera matura · piastrelle moresche
Palau Güell1886–1890 · paraboloidi · copertura a terrazze
Parc Güell1900–1914 · trencadís · colonne inclinate · mercato
Casa Batlló1904–1906 · facciata ossea · tetto drago
Casa Milà (La Pedrera)1906–1912 · nessuna struttura retta · tetto guerrieri
Sagrada Família1883–(2026?) · 142 anni · ancora in costruzione

Il trencadís

Il trencadís, il rivestimento a frammenti di ceramica colorata, è il segno visivo più riconoscibile di Gaudí. Il Parc Güell, il tetto di Casa Batlló, i pinnacoli della Sagrada Família ne sono rivestiti: frammenti irregolari di piastrelle, piatti rotti, vetro colorato, disposti in mosaici che seguono le curve delle superfici architettoniche. Non è solo decorazione: le superfici di Gaudí, curve in più direzioni, non si possono rivestire con piastrelle intere, mentre i frammenti seguono qualunque curvatura. Il trencadís risolve insieme un problema costruttivo e uno estetico.

Ma torniamo alla Sagrada Família. Viene inaugurata parzialmente nel novembre 2010 dal papa Benedetto XVI, che la consacra basilica. È il cantiere più lungo della storia dell'architettura moderna. La data di completamento prevista oscilla tra il 2026 e il 2028. Chi vivrà abbastanza vedrà se questa stima è realistica.

«Gaudí progetta con fili appesi e pesi, modelli che trovano da soli la forma strutturale giusta, poi capovolge l'immagine. Ne escono forme che la natura usa da sempre e l'architettura non aveva mai usato. Più che Art Nouveau, è un modo di imparare dalla natura che anticipa di un secolo la biomimetica.»