Kenzo Tange nasce nel 1913 a Sakai, vicino a Osaka, e cresce a Imabari, nell'isola di Shikoku, e muore nel 2005 a Tokyo. Vive novantun anni, e lavora quasi fino alla fine. Studia architettura all'Università di Tokyo negli anni Trenta, e nel 1942, in piena guerra, vince il concorso per un monumento alla "Grande Asia orientale" che mescola l'impianto lecorbusieriano con le forme dei santuari shintoisti. La sconfitta lo costringe a ripensare tutto. Nel 1949 vince il concorso per il Parco della Pace di Hiroshima e costruisce un museo in calcestruzzo allineato con le rovine del Genbaku Dome, uno dei pochi edifici rimasti in piedi vicino all'epicentro e conservato come monumento.

Hiroshima fissa il metodo di Tange: la modernità come strumento, la tradizione giapponese come vocabolario, il senso civico come obiettivo. Non è nostalgia, ma una domanda seria: che cosa vuol dire fare architettura moderna in un paese con una tradizione così profonda e così diversa da quella europea? L'architettura giapponese tradizionale è di legno, leggera, con elementi modulari prefabbricati, aperta verso l'esterno. Il Modernismo europeo è di cemento, pesante, fatto di elementi industriali. Come si tengono insieme?

Hiroshima e Kagawa: il calcestruzzo che ricorda il legno

A Hiroshima la risposta di Tange è anzitutto urbanistica. Il parco è organizzato lungo un asse che parte dal museo, attraversa il cenotafio e arriva, oltre il fiume, alla cupola in rovina del Genbaku Dome. Il museo, completato nel 1955, è un lungo volume sollevato su pilastri di calcestruzzo, come aveva insegnato Le Corbusier, in modo che lo sguardo passi sotto l'edificio e trovi, in fondo all'asse, il rudere. Il cenotafio è un piccolo arco a sella che richiama la forma delle case in terracotta, gli haniwa, sepolte nelle tombe giapponesi antiche. Tutto il progetto funziona come una sequenza che porta il visitatore dalla memoria raccolta nel museo alla presenza fisica della distruzione. Il Genbaku Dome è diventato patrimonio dell'UNESCO nel 1996.

Negli anni Cinquanta Tange mette a punto un linguaggio che rende esplicita la domanda posta sopra. Nel Palazzo della Prefettura di Kagawa, a Takamatsu (1958), la struttura in cemento armato riprende le proporzioni e il ritmo dell'architettura di legno: le travi dei balconi sporgono in facciata come le testate delle travi di un tempio, i parapetti sono sottili come assi, e il piano terra, aperto al pubblico, ospita murali del pittore Genichiro Inokuma. Nello stesso periodo Tange studia la villa imperiale di Katsura a Kyoto e nel 1960 pubblica un libro su di essa, con un testo di Walter Gropius e le fotografie di Yasuhiro Ishimoto. Il messaggio è che la tradizione giapponese e il modernismo europeo condividono principi profondi: la struttura a telaio, la modularità, la continuità tra interno ed esterno. Non si tratta di imitare le forme del passato, ma di riconoscerne la logica costruttiva.

I Palazzetti Olimpici

I due palazzetti olimpici di Yoyogi (1964), il grande, con oltre 10.000 posti, e il piccolo, sono le opere in cui questa sintesi riesce meglio. Entrambi hanno coperture sospese: funi d'acciaio tese tra pochi sostegni, che reggono un manto metallico. Le curve che ne risultano parlano insieme di tecnica moderna e di tetti tradizionali, quelli dei templi e dei santuari. La forma nasce dalla struttura e, insieme, dalla tradizione.

Sono tra le strutture tese più riuscite del Novecento, accanto alle coperture olimpiche di Frei Otto a Monaco (1972) e, con un linguaggio diverso, alle cupole di Nervi per Roma 1960. Le coperture sospese usano poco materiale per coprire grandi luci, e la copertura sembra volare sopra il campo.

Il calcolo strutturale dei palazzetti si deve all'ingegnere Yoshikatsu Tsuboi, con cui Tange collabora per molti anni. Nel palazzetto principale due grandi piloni di calcestruzzo sorreggono due funi portanti d'acciaio, da cui pendono gli elementi che formano la copertura, ancorata dall'altro lato alle gradinate; nel palazzetto minore un solo pilone regge una copertura che si avvolge attorno a esso a spirale, come una conchiglia. Lo stesso anno, sempre a Tokyo, Tange completa la cattedrale di Santa Maria, formata da otto superfici curve rivestite di acciaio inossidabile che salgono fino a lasciare, in sommità, un lucernario a forma di croce. Anche qui la geometria strutturale produce direttamente lo spazio e la luce. Nel 2021, dopo essere stato usato di nuovo per i Giochi Olimpici di Tokyo, il complesso dei palazzetti è stato dichiarato bene culturale importante dal governo giapponese.

Tange: opere principali
Parco della Pace, Hiroshima1949–1955 · memoriale · asse sul Genbaku Dome
Municipio di Tokyo1957 · cemento armato · prefigurazione brutalismo
Palazzetti Olimpici1964 · struttura sospesa · sintesi modernismo/tradizione
Piano per Tokyo1960 · espansione sulla baia · megastruttura utopica
Municipio di Tokyo (nuovo)1991 · grattacielo gemello · 243m

Il grande appuntamento successivo è l'Esposizione Universale di Osaka del 1970, di cui Tange cura il piano generale. Il centro dell'Expo è la Piazza della Festa, coperta da un gigantesco tetto reticolare d'acciaio sollevato su pochi sostegni: una megastruttura vera, anche se temporanea, che mette in pratica le idee discusse nel decennio precedente. Al centro, l'artista Taro Okamoto installa la Torre del Sole, una grande scultura che attraversa il tetto con la testa, in un dialogo non sempre pacifico tra architettura e arte. Della copertura oggi resta solo un frammento, ma la torre è ancora al suo posto ed è diventata uno dei simboli di Osaka.

Il Metabolism e i discepoli

Tange è anche un grande maestro. Tra i suoi allievi all'Università di Tokyo ci sono Kisho Kurokawa, Fumihiko Maki e Arata Isozaki. Kurokawa e Maki, insieme a Kiyonori Kikutake e al critico Noboru Kawazoe, fondano nel 1960 il Movimento Metabolista, la corrente più originale dell'architettura giapponese del dopoguerra. I Metabolisti propongono edifici organici come esseri viventi: con elementi permanenti (la struttura portante) e elementi intercambiabili (le cellule abitative, sostituibili come le cellule di un organismo). La Nakagin Capsule Tower di Kurokawa (Tokyo, 1972, demolita nel 2022) ne è il manifesto costruito: 140 capsule abitative agganciate a due torri di cemento, pensate per essere sostituite. Non lo sono mai state, perché costava troppo. L'utopia metabolista si è scontrata con il mercato immobiliare.

Torniamo a Tange. Il suo Piano per Tokyo del 1960, un'espansione della città sulla baia, su grandi strutture sopra l'acqua, per una metropoli che si avviava a superare i dieci milioni di abitanti, non è mai stato realizzato. Era una megastruttura utopica, ma anticipa molte discussioni sulle città asiatiche in rapida crescita.

Vale la pena guardare più da vicino com'era fatto quel piano. Tange rifiuta il modello della città concentrica, che cresce ad anelli attorno a un centro e finisce congestionata, e propone un asse lineare che parte dal centro storico e attraversa la baia per decine di chilometri. Lungo l'asse corre un sistema di autostrade ad anello sovrapposte, da cui si diramano, perpendicolari, strade secondarie che portano a grandi strutture residenziali a forma di tenda, sospese sull'acqua. L'idea di fondo è che una città moderna debba essere organizzata attorno ai flussi di movimento, come un organismo attorno alla colonna vertebrale, e che debba poter crescere in lunghezza senza soffocare il proprio centro. Non se ne costruì nulla, ma le immagini del piano fecero il giro del mondo e influenzarono per anni il dibattito sulle megastrutture.

Edifici che crescono e una torre per Tokyo

Le idee metaboliste trovano in Tange una traduzione più concreta di quella dei suoi allievi. Nel centro stampa e radiotelevisivo di Yamanashi, a Kofu (1966), l'edificio è organizzato attorno a sedici grandi torri cilindriche di calcestruzzo che contengono scale, ascensori e impianti; tra una torre e l'altra si appoggiano i piani degli uffici, come ponti. Alcuni spazi tra le torri vengono lasciati deliberatamente vuoti, per poter aggiungere nuovi uffici in futuro senza toccare la struttura. L'anno dopo, a Tokyo, la sede della società Shizuoka Press porta la stessa idea al limite: un unico cilindro di servizi da cui sporgono, a sbalzo, i blocchi degli uffici. In entrambi i casi l'architettura separa ciò che dura, i nuclei strutturali e impiantistici, da ciò che può cambiare, gli spazi di lavoro: è un principio che ancora oggi guida la progettazione di molti edifici per uffici flessibili.

Trent'anni dopo, Tange torna a lavorare per la sua città con un edificio che ne cambia lo skyline. Il nuovo Municipio metropolitano di Tokyo, completato nel 1991 nel quartiere di Shinjuku, è formato da due torri gemelle alte 243 metri che si dividono in sommità, con una sagoma che molti hanno paragonato a quella di una cattedrale gotica, e da una piazza semicircolare circondata da un colonnato. Le facciate, con il loro fitto disegno di granito e vetro, ricordano allo stesso tempo le griglie dell'architettura tradizionale e i circuiti di un apparecchio elettronico. Fino al 2007 è stato l'edificio più alto di Tokyo. Per chi visita la città ha un vantaggio pratico: gli osservatori a circa 200 metri di altezza sono aperti al pubblico gratuitamente, e da lì, nelle giornate limpide, si vede anche il monte Fuji.

Tange nel mondo, e in Italia

Dagli anni Sessanta Tange lavora sempre più all'estero, spesso su scala urbana. Dopo il terremoto che distrugge gran parte di Skopje, in Macedonia, nel 1963, vince il concorso internazionale promosso dalle Nazioni Unite per il piano di ricostruzione del centro della città. Negli anni Settanta e Ottanta progetta in Medio Oriente, a Singapore, in Africa: tra l'altro disegna il piano dell'area centrale di Abuja, la nuova capitale della Nigeria. Anche l'Italia ha opere sue. A Bologna progetta il quartiere direzionale della Fiera, con le sue torri, e a Napoli il Centro Direzionale, un grande quartiere di uffici e servizi costruito a partire dagli anni Ottanta a est della stazione centrale, con la circolazione delle automobili separata sotto un piano pedonale. Sono interventi discussi, che mostrano sia la forza sia i limiti della pianificazione per grandi blocchi: spazi ordinati e ben serviti, ma spesso poco vissuti fuori dall'orario di lavoro.

Nel 1987 Tange è il primo giapponese a ricevere il Pritzker Prize. La sua eredità più duratura, però, passa forse attraverso le persone. Due dei suoi allievi, Fumihiko Maki nel 1993 e Arata Isozaki nel 2019, hanno ricevuto a loro volta il Pritzker, e il laboratorio che dirigeva all'Università di Tokyo è stato per decenni il luogo in cui si è formata l'architettura giapponese del dopoguerra. Il modo in cui Tange teneva insieme struttura, città e tradizione ha dato a un intero paese un metodo per diventare moderno senza cancellare la propria storia.

«Le coperture dei palazzetti di Tokyo nascono da funi d'acciaio tese, e la loro forma viene dalla struttura. Eppure somigliano ai tetti dei templi. Tange non copia: sceglie, tra le forme che la struttura permette, quella che parla anche della tradizione.»