Kenzo Tange nasce nel 1913 a Imabari, nell'isola di Shikoku, e muore nel 2005 a Tokyo. Ha quasi cent'anni di vita — e li usa quasi tutti per costruire. Studia architettura all'Università di Tokyo negli anni Trenta, vince un concorso nel 1942 con un progetto per un Monumento alla Grande Asia Orientale (è la guerra, il Giappone imperiale ha le sue esigenze) che mescola la pianta di Le Corbusier con i tetti delle grandi architetture shintoiste giapponesi. Il disastro bellico lo porta a ripensare tutto. Nel 1949 vince il concorso per il Parco della Pace di Hiroshima — e costruisce un memoriale in calcestruzzo che dialoga con le rovine del Genbaku Dome (l'unica struttura sopravvissuta all'esplosione atomica, conservata come monumento).
Il progetto di Hiroshima stabilisce il metodo di Tange: la modernità come strumento, la tradizione giapponese come vocabolario, il senso civico come obiettivo. Non è nostalgia del passato — è una ricerca seria di cosa significhi fare architettura moderna in un paese con una tradizione architettonica profonda, radicalmente diversa da quella europea. L'architettura giapponese tradizionale è di legno, leggera, con elementi modulari prefabbricati, aperta verso l'esterno. Il Modernismo europeo è di cemento, pesante, con elementi prodotti industrialmente, aperto verso l'interno (la luce zenitale, la finestra orizzontale). Come si conciliano?
I Palazzetti Olimpici
I due palazzetti dello sport per le Olimpiadi di Tokyo (1964) — il Palazzetto Nazionale (15.000 posti) e il Palazzetto Secondario (4.000 posti) — sono le opere in cui Tange risolve questa sintesi nel modo più compiuto. Entrambi usano coperture sospese — funi d'acciaio tese tra pochi punti di appoggio che sorreggono la copertura. La forma che ne risulta — una curva catenary in pianta e in sezione — richiama sia la tecnologia moderna (le funi d'acciaio, il cemento armato) sia i tetti curvi della tradizione giapponese (i tetti dei templi, le curve dei ponti di legno). Non è una citazione decorativa: è una sintesi strutturale. La forma deriva dalla struttura e allo stesso tempo dalla tradizione.
I palazzetti sono anche uno degli esempi più riusciti di ingegneria delle strutture tese del Novecento — insieme alle opere di Frei Otto in Germania (padiglione olimpico di Monaco, 1972) e al Velodrome di Nervi (1960). La struttura sospesa è economicamente efficiente per grandi luci — richiede meno materiale di una struttura portante convenzionale — ed è esteticamente potente: la leggerezza visiva della copertura che vola sopra lo spazio sportivo.
Il Metabolism e i discepoli
Tange non costruisce solo — forma. I suoi studenti — Kisho Kurokawa, Kiyonori Kikutake, Fumihiko Maki, Arata Isozaki — fondano nel 1960 il Movimento Metabolista, la corrente più originale dell'architettura giapponese del dopoguerra. I Metabolisti propongono edifici organici come esseri viventi: con elementi permanenti (la struttura portante) e elementi intercambiabili (le cellule abitative, sostituibili come le cellule di un organismo). La Nakagin Capsule Tower di Kurokawa (Tokyo, 1972 — parzialmente demolita nel 2022) è il manifesto costruito: 140 capsule abitative intercambiabili agganciate a due torri di cemento. Le capsule non sono mai state cambiate — la manutenzione era troppo costosa. L'utopia metabolista si scontra con l'economia di mercato immobiliare.
Ma torniamo a Tange. Il suo "Piano per Tokyo" del 1960 — una proposta di espansione della città sulla baia su strutture sospese su piloni, per 10 milioni di abitanti — non è mai stato realizzato. È una megastruttura utopica, infattibile economicamente e logisticamente. Ma prefigura le discussioni degli anni successivi sulle città dell'Asia in rapida espansione. Tange pensa su scala territoriale quando ancora nessuno lo faceva in Asia. I suoi studenti lo fanno realmente negli anni Settanta-Novanta.
