Giuseppe Terragni nasce nel 1904 a Meda, vicino a Como. Studia al Politecnico di Milano, si laurea nel 1926, e nello stesso anno cofonda il Gruppo 7 — il manifesto del razionalismo italiano. Il razionalismo italiano degli anni Venti-Trenta è un movimento paradossale: è modernismo architettonico nel senso pieno del termine (rifiuto dello storicismo, uso dei nuovi materiali, geometria pulita, influenza del Bauhaus e di Le Corbusier) ma opera in un contesto politico fascista, che teorizza un'architettura "italiana" basata sulla tradizione classica. Come si fa a essere modernisti nel fascismo? Terragni risponde: dichiarando che il razionalismo è la vera tradizione italiana — l'eredità di Roma, della semplicità e dell'ordine classico, non del barocco eccessivo.

La Casa del Fascio di Como (1932–1936) è il risultato di questa sintesi improbabile. È un edificio modernissimo — il cubo di cemento e vetro, le facciate traforata da una griglia di finestre, la trasparenza totale dell'atrio a doppia altezza — che viene presentato come un edificio "fascista" perché la trasparenza significa, nella retorica del regime, che il partito non ha nulla da nascondere. È un argomento assurdo ma funziona. Mussolini visita l'edificio nel 1936 e lo approva.

La geometria della Casa del Fascio

La pianta della Casa del Fascio è un quadrato: 33,2m × 33,2m. L'altezza è esattamente la metà: 16,6m. Il rapporto 1:2 non è casuale — Terragni costruisce l'intero edificio su un sistema di proporzioni geometriche precise, basate sulla sezione aurea e sui numeri interi. Le finestre hanno proporzioni 1:2. I pannelli di marmo della facciata hanno proporzioni 3:5. La griglia strutturale divide la pianta in un sistema di 9 campate quadrate (3×3). È un edificio costruito come una dimostrazione matematica.

Ma la matematica non è fredda qui — è al servizio di una spazialità ricca. L'atrio centrale è uno spazio a doppia altezza, coperto da un velario di vetro, con scale che salgono ai ballatoi aperti dei piani superiori. Non è uno spazio banale: è uno spazio pubblico di qualità — un interno che funziona come una piazza coperta. Terragni dice di essersi ispirato al foro romano: uno spazio aperto alla comunità, accessibile, visibile dall'esterno. La trasparenza delle facciate di vetro permette — almeno in teoria — di vedere cosa succede all'interno dalla piazza antistante.

Terragni — opere principali
Novocomum, Como1927–1929 · primo edificio razionalista italiano
Casa del Fascio, Como1932–1936 · cubo 33m · geometria sezione aurea
Asilo Sant'Elia, Como1936–1937 · per bambini · proporzioni perfette
Casa Giuliani-Frigerio1939–1940 · ultima opera · più complessa
Danteum, Roma1938 · non realizzato · il progetto più teorico

Il Danteum: la Divina Commedia in architettura

Il Danteum (1938) — progettato da Terragni con Pietro Lingeri, non realizzato — è il progetto più concettualmente ambizioso del razionalismo italiano. Si tratta di un edificio da costruire a Roma, lungo la Via dell'Impero (oggi Via dei Fori Imperiali), come monumento alla Divina Commedia nel sesto centenario della morte di Dante. La struttura segue la struttura del poema: una sequenza di tre grandi sale — l'Inferno, il Purgatorio, il Paradiso — con caratteri architettonici che traducono le qualità spaziali di ciascun regno. La sala dell'Inferno è una selva di colonne opache che producono disorientamento e ombra. La sala del Purgatorio è un spazio in ascesa — i solai salgono a gradini. La sala del Paradiso è una stanza con 33 colonne di vetro traslucido in luce zenitale — la luce abbaglia, non si vede, si è avvolti dalla luminosità come nella visione del Paradiso dantesco.

Il Danteum è un edificio impossibile da costruire nel 1938 — i materiali richiedono una tecnologia vetrea ancora non disponibile per quelle dimensioni — e impossibile da costruire politicamente, perché Mussolini non era convinto del progetto. Rimane in disegni straordinari conservati al Politecnico di Milano. È stato più influente come progetto non costruito che la maggior parte degli edifici italiani dell'epoca: viene studiato nelle scuole di architettura di tutto il mondo come caso limite di traduzione letteraria in forma architettonica.

La guerra e la morte precoce

Terragni muore nel 1943, a 39 anni, pochi mesi dopo il ritorno dal fronte russo dove ha combattuto come ufficiale di fanteria. Muore probabilmente di una combinazione di esaurimento nervoso, trauma e una malattia contratta al fronte. Aveva 39 anni — la stessa età di Raffaello, lo stesso senso di incompiuto. Aveva costruito una manciata di edifici: il Novocomum (1929), la Casa del Fascio (1936), l'Asilo Sant'Elia (1937), la Casa Giuliani-Frigerio (1940). Dieci anni di lavoro intenso. Il razionalismo italiano non è una mera collaborazione col fascismo: è un tentativo — sincero, contraddittorio, sconfitto — di costruire un'architettura moderna in un contesto illiberale. Terragni era fascista — era nel partito. Ma i suoi edifici sono tra i più liberali del Novecento italiano: trasparenti, razionali, geometrici, senza retorica monumentale. La storia dell'architettura italiana del Novecento è anche la storia di questa contraddizione irrisolta — e il Danteum non realizzato ne è forse il simbolo più adatto: un progetto sul viaggio attraverso l'Inferno, progettato da un uomo che stava andando al fronte russo.

«La Casa del Fascio è un cubo di vetro e cemento progettato con la sezione aurea. Viene costruita per il partito fascista con l'argomento che la trasparenza significa che il partito non ha nulla da nascondere. È un argomento assurdo — e produce uno degli spazi pubblici più belli del razionalismo europeo. L'architettura di qualità può nascere da premesse politicamente problematiche. Non è una giustificazione — è un fatto scomodo.»