Il congresso dei CIAM a Otterlo, nel 1959, è uno dei momenti in cui il Movimento Moderno mostra le sue crepe. Ernesto Nathan Rogers, uno dei soci di BBPR, presenta la Torre Velasca appena finita, e la reazione di molti architetti presenti, tra cui Peter Smithson, Jaap Bakema e Aldo van Eyck, è apertamente ostile. La torre viene accusata di storicismo, di regionalismo, di tradimento dei principi del Movimento Moderno. Rogers risponde che la torre non imita il passato: risponde al contesto di Milano.
Lo studio BBPR (Gian Luigi Banfi, morto nel lager di Gusen nel 1945, Lodovico Belgiojoso, Enrico Peressutti ed Ernesto Nathan Rogers) rappresenta bene l'architettura italiana del dopoguerra: formazione razionalista, ma grande attenzione alla storia, al luogo, alla città esistente. La parola chiave di Rogers è "preesistenze ambientali", cioè il contesto storico e urbano in cui si inserisce ogni nuovo edificio. Non si può costruire a due passi dal Duomo come se il Duomo non ci fosse.
La forma della torre
La Torre Velasca ha una forma precisa e motivata. La parte bassa, fino al diciottesimo piano circa, ospita negozi e uffici in un prisma con la struttura in cemento armato in evidenza. Sopra, la torre si allarga: il volume superiore, con le abitazioni, sporge su tutti i lati ed è sostenuto da grandi puntoni inclinati. L'effetto ricorda le torri medievali lombarde, come quelle del Castello Sforzesco, con l'apparato a sporgere in cima. Ma la ragione è anche funzionale: le residenze hanno bisogno di piani più ampi degli uffici.
La Velasca non finge di essere medievale: niente merli, niente decorazioni gotiche, solo cemento armato e intonaco color pietra. È il profilo, slargato in cima, a richiamare il paesaggio urbano milanese. La citazione è nella struttura, non nell'ornamento.
Il contesto: Milano dopo la guerra
La Torre Velasca non si capisce senza il contesto della ricostruzione milanese del dopoguerra. I bombardamenti del 1943 hanno distrutto parti intere del centro di Milano, e la città deve decidere come ricostruire. La risposta più diffusa nei primi anni Cinquanta è il Movimento Moderno internazionale: edifici nuovi, funzionali, senza riferimenti alla storia. BBPR fa una scelta diversa: ogni nuovo edificio deve rispondere al tessuto urbano esistente, alle altezze dei palazzi vicini, al carattere specifico del luogo.
La Torre Velasca sorge a pochi isolati dal Duomo, in un'area densa, in un tessuto che arriva a una trentina di metri. BBPR risolve con la forma "a fungo": il fusto più stretto in basso lascia più luce e spazio alle strade vicine, e il volume si allarga in alto, sopra i tetti. È una scelta urbanistica, non solo formale.
Rogers e la Casabella: il dibattito italiano
Ernesto Nathan Rogers è anche il direttore di Casabella-Continuità tra il 1953 e il 1965, tra gli anni più importanti della rivista. Sotto la sua direzione, Casabella diventa il luogo del dibattito italiano e internazionale sull'architettura: dove si discute del rapporto tra Movimento Moderno e storia, tra utopia e realtà, tra architettura e città. Nella redazione lavorano giovani come Aldo Rossi e Vittorio Gregotti, e la rivista difende la continuità con la tradizione urbana italiana contro lo Stile internazionale. È lì che l'espressione "preesistenze ambientali" entra nel lessico dell'architettura italiana.
L'eredità di Rogers e della Velasca non sta nell'imitazione della torre, che nessuno ha copiato, ma nell'idea che l'architettura moderna debba fare i conti con il luogo e la storia. Aldo Rossi, Giorgio Grassi e la Tendenza degli anni Settanta partono da lì, e L'architettura della città di Rossi (1966) deve molto alle posizioni di Rogers. Il dibattito italiano sul contesto anticipa di anni quello che il postmoderno americano porterà alla ribalta.