Firenze, 1565. In cinque mesi, giusto in tempo per il matrimonio del principe ereditario Francesco de' Medici con Giovanna d'Austria, un corridoio sopraelevato lungo circa un chilometro prende forma sopra i tetti della città: parte da Palazzo Vecchio, attraversa il primo piano degli Uffizi, corre sopra le botteghe del Ponte Vecchio, aggira una torre medievale che i proprietari, i Mannelli, si rifiutano di cedere, e arriva a Palazzo Pitti. Cosimo I de' Medici lo vuole per un motivo preciso: poter camminare dalla propria residenza al governo della città senza mai scendere in strada, senza mai esporsi. L'uomo che riesce a costruirlo in un tempo record è Giorgio Vasari, il suo architetto e pittore di fiducia — e insieme, il primo storico dell'arte della storia occidentale.

Un pittore che inventa una disciplina

Vasari nasce ad Arezzo nel 1511 e si forma come pittore, allievo indiretto di Michelangelo, di cui resta ammiratore per tutta la vita. Lavora come artista di corte per i Medici a Firenze, affrescando tra l'altro il Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio, ma la sua opera più duratura non è un dipinto: è un libro. Nel 1550, e poi in una seconda edizione ampliata nel 1568, pubblica Le Vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori, una raccolta di biografie che va da Cimabue fino ai suoi contemporanei. È il primo libro a raccontare la storia dell'arte come un percorso continuo, con un progresso e un culmine — che per Vasari è, naturalmente, Michelangelo — e introduce lui stesso il termine «rinascita», da cui deriverà la parola Rinascimento.

Come architetto, Vasari è più pragmatico che innovatore: non inventa un nuovo linguaggio, come Brunelleschi o Bramante prima di lui, ma applica con efficienza gli ordini classici a programmi complessi, spesso sotto una pressione di tempo enorme imposta dai suoi committenti. Gli Uffizi, il suo progetto più importante, nascono nel 1560 come sede amministrativa: il nome stesso, «uffizi», significa uffici. Cosimo I vuole riunire in un unico edificio le tredici magistrature fiorentine, disperse fino ad allora in sedi diverse per la città.

Giorgio Vasari — opere principali
Le Vite1550, ampliata 1568 · primo libro di storia dell'arte
Palazzo degli Uffizidal 1560 · Firenze · sede delle magistrature fiorentine
Corridoio Vasariano1565 · Firenze · passaggio sopraelevato di circa 1 km
Loggia degli Uffizi e Ponte Vecchio1565 · integrazione del corridoio nel tessuto urbano esistente

Una strada a due bracci, stretta e lunghissima

Il progetto degli Uffizi, avviato nel 1560, ha una pianta insolita: due lunghe ali parallele, unite da una loggia sul lato corto verso l'Arno, che formano una specie di stretta piazza-corridoio allungata verso Palazzo Vecchio. Vasari usa un ordine architettonico ripetuto con grande disciplina, colonne e pilastri che scandiscono il ritmo delle finestre per l'intera lunghezza dell'edificio, e lascia che la prospettiva stessa, aperta sul fiume, diventi l'elemento scenografico principale, più delle decorazioni. È un progetto pensato per la burocrazia, ma trattato con lo stesso rigore compositivo di un palazzo signorile.

Il Corridoio Vasariano, costruito cinque anni dopo, è un'opera di ingegneria urbana più che di architettura pura: deve attraversare edifici già esistenti, passare sopra un ponte medievale coperto di botteghe di macellai (che Cosimo I fa poi sostituire con orafi, ritenuti più decorosi per un passaggio granducale, decisione all'origine della tradizione orafa del Ponte Vecchio ancora oggi), e aggirare in una curva brusca la torre dei Mannelli, l'unica famiglia che rifiuta di vendere la propria proprietà al Granduca, costringendo Vasari a un compromesso visibile ancora oggi in un angolo del percorso.

Un'eredità doppia: pietra e parola

Vasari muore a Firenze nel 1574, lasciando due eredità che continuano a intrecciarsi. Come architetto, gli Uffizi diventeranno nel Settecento una delle prime gallerie pubbliche d'arte d'Europa, aperte ai visitatori già dal 1765 su richiesta, in un edificio pensato in origine per la burocrazia. Come storico, Le Vite restano per secoli il testo di riferimento per capire come il Rinascimento italiano abbia pensato se stesso: non ha inventato l'idea di una storia dell'arte con un prima e un dopo, ma è stato il primo a scriverla in modo sistematico, e ogni storico dell'architettura che è venuto dopo di lui, incluso chi scrive queste pagine, gli deve qualcosa.

Un palazzo di propaganda medicea a Pisa

Nel 1562, mentre è già al lavoro sugli Uffizi, Cosimo I affida a Vasari un secondo incarico: ricostruire il palazzo del Comune di Pisa per farne la sede del nuovo Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano, un corpo militare-religioso appena fondato per combattere la pirateria nel Mediterraneo. Vasari trasforma l'edificio medievale esistente in un palazzo dalla facciata continua, decorata con lo sgraffito, una tecnica a graffio su intonaco che disegna motivi geometrici e vegetali senza bisogno di colore, più economica dell'affresco e più durevole all'aperto. Sulla facciata compaiono i busti di sei granduchi medicei: non è solo un edificio funzionale, è un manifesto di potere dinastico scolpito in pietra.

Il Palazzo dei Cavalieri, oggi noto anche come Palazzo della Carovana, domina ancora la piazza che porta lo stesso nome, di fronte alla chiesa di Santo Stefano dei Cavalieri, sempre disegnata da Vasari per lo stesso ordine. Dal 1810 il palazzo è sede della Scuola Normale Superiore di Pisa, una delle università più prestigiose d'Italia, fondata su modello della parigina École Normale Supérieure. La facciata resta visitabile liberamente dall'esterno tutto l'anno; l'interno, essendo un'università attiva, non è aperto al pubblico se non in occasioni specifiche.

«Vasari non è il più originale architetto del Rinascimento, ma è forse il più influente per come pensiamo tutti gli altri: senza le sue Vite, buona parte di questa stessa rubrica di storia dell'architettura non avrebbe le categorie con cui raccontare Brunelleschi, Bramante o Michelangelo. Ha costruito un corridoio per un granduca, e una disciplina intera per chiunque sia venuto dopo.»