In Mesopotamia non ci sono montagne. La pianura tra il Tigri e l'Eufrate è piatta, alluvionale, senza rilievi. Eppure la montagna, nelle religioni mesopotamiche, è il luogo dove cielo e terra si toccano. Se le montagne non ci sono, si costruiscono: la ziqqurat è questo.
La parola "ziqqurat" deriva dall'accadico zaqāru, "alzarsi in alto, sporgere". Non è un tempio come quello greco, una casa del dio a livello del suolo. È una piattaforma a gradoni con un piccolo santuario in cima, dove salivano solo i sacerdoti. I fedeli restavano in basso, nei cortili.
La struttura a terrazze
La ziqqurat di Ur è la meglio conservata della Mesopotamia. Ha una pianta rettangolare di circa 62 × 43 metri alla base e in origine si alzava su tre terrazze; oggi ne resta soprattutto la prima, in parte ricostruita. Ogni terrazza è arretrata rispetto a quella inferiore, creando il profilo a gradoni caratteristico. Le rampe di accesso sono monumentali: tre scalinate convergenti sulla facciata principale portano alla prima terrazza, da cui partono le rampe verso le successive.
La tecnica costruttiva è adattata all'assenza di pietra. Il nucleo è in mattoni crudi, argilla formata in blocchi e seccata al sole. Il rivestimento esterno è mattone cotto, più resistente all'erosione. Gli strati sono legati con bitume naturale, che affiora in superficie nella regione. Le pareti esterne sono inclinate verso l'interno, "a scarpa", per dare stabilità alla massa.
La Torre di Babele
La ziqqurat di Babilonia si chiamava Etemenanki, in sumerico "casa del fondamento del cielo e della terra". Era alta secondo le fonti antiche circa 90 metri su una base quadrata di 90 metri. Non ne resta quasi nulla: fu demolita, spogliata dei mattoni, erosa. Erodoto la descrive come una torre di otto piani, con un santuario in cima e una rampa che gira all'esterno. Gli storici moderni discutono se la sua descrizione sia accurata.
Che questa ziqqurat sia l'origine della storia biblica della Torre di Babele è probabile ma non certo. Gli Ebrei deportati a Babilonia nel VI secolo a.C. la videro di certo, proprio negli anni in cui Nabucodonosor II la stava completando. Il racconto della torre che vuole toccare il cielo e resta incompiuta si adatta bene a una montagna artificiale costruita per avvicinarsi agli dèi.
Il confronto con la piramide egizia
La ziqqurat viene spesso confrontata con la piramide egizia: profilo a gradoni come a Saqqara, stessa presenza dominante nella pianura. Ma le differenze contano. La piramide è un sepolcro: contiene il corpo del faraone, serve la morte. La ziqqurat è un altare: non contiene sepolture, serve il culto vivente. La piramide è chiusa: non ci si entra e non ci si sale. La ziqqurat ha rampe, scalinate, terrazze percorribili: è un edificio in uso.
La forma, poi, dipende molto dal materiale. Per essere alta e visibile da lontano nella pianura, una costruzione in mattoni crudi deve essere molto larga alla base e restringersi salendo: da qui i gradoni. Funzione religiosa e limiti costruttivi portano nella stessa direzione.
La ziqqurat come modello urbano
Ogni città mesopotamica importante aveva la propria ziqqurat. Non era un edificio isolato: era il cuore di un complesso templare che includeva depositi, abitazioni dei sacerdoti, laboratori. Il complesso templare era l'istituzione economica centrale della città — controllava le riserve alimentari, organizzava la distribuzione, teneva le registrazioni contabili su tavolette d'argilla. La ziqqurat, visibile da ogni punto della città, era il simbolo fisico di questo potere.
La ziqqurat di Ur è stata restaurata, con molte polemiche, negli anni Ottanta, sotto il regime di Saddam Hussein, che vi vedeva un collegamento con l'antica grandezza mesopotamica da rivendicare per fini politici. Il restauro ha usato mattoni moderni e ha modificato l'aspetto originale. Oggi è un problema di conservazione oltre che di storia: come si restaura un edificio di 4000 anni fatto di argilla in una zona di conflitto?
