Tra il 1630 e il 1631 la peste uccide a Venezia circa 46.000 persone, quasi un terzo della popolazione. Il 22 ottobre 1630 il Senato fa un voto: se la città sarà liberata dal contagio, sarà eretta una chiesa dedicata alla Madonna della Salute (salute nel senso antico, salvezza), e ogni anno, il 21 novembre, il doge la visiterà in processione. Il concorso per il progetto è bandito subito. Undici architetti presentano proposte, e nel 1631 vince Baldassare Longhena (1598–1682), che ha trentadue anni e ha costruito poco. Il suo progetto è un edificio a pianta ottagonale, coperto da una grande cupola, che si erge sulla punta della Dogana, all'imbocco del Canal Grande.
Longhena descrive il progetto come una corona: a Maria, regina della città, si offre una chiesa a forma di corona. È una spiegazione simbolica, e come tutte le spiegazioni simboliche ha una funzione pratica: giustificare una pianta poco usuale. L'ottagono non è una forma nuova, ma è raro nella tradizione veneziana, che predilige le chiese a navata e cupole modeste. Longhena lo sceglie per due ragioni: consente di avvolgere un unico spazio centrale, con una vista uniforme da ogni parte, e permette di collocare al centro il grande tema del voto, la Vergine.
Un milione di pali nella laguna
Il problema è, come sempre a Venezia, il suolo. La punta della Dogana è fango e acqua salmastra, e un edificio così pesante richiede fondazioni enormi. I lavori cominciano nel 1631 con la posa di oltre un milione di pali di rovere, ontano e larice, conficcati nel fondale a profondità diverse e coperti da una piattaforma di travi e lastre di pietra d'Istria. Su questa base, il primo materiale visibile è la pietra d'Istria bianca, con cui Longhena veste tutte le superfici esterne, per un effetto di luce chiara che riflette il canale.
Le volute: sostenere una cupola con una fantasia
L'elemento più celebre della Salute è la serie di enormi volute a spirale, otto in tutto, che circondano il tamburo della cupola. Vengono spesso chiamate «orecchioni» (grandi orecchie) e servono a due scopi. Strutturalmente, contengono la spinta della cupola verso l'esterno, trasferendola ai muri sottostanti. Visivamente, creano una transizione morbida tra il volume ottagonale della chiesa e la calotta rotonda della cupola, come se la chiesa fosse un fiore che si apre. Sono un capolavoro di ingegneria barocca: l'elemento decorativo e quello strutturale coincidono, e nessuno dei due si potrebbe togliere.
L'interno è sobrio: un vasto spazio ottagonale in pietra bianca e grigia, con sei cappelle radiali e un grande presbiterio dietro a un'apertura ad arco, coperto da una seconda cupola più piccola e affiancato da due campanili. Il cantiere prosegue a lungo, oltre la morte di Longhena nel 1682, e la chiesa è consacrata solo nel 1687. Nella sagrestia si conservano tele di Tiziano, e di Tintoretto, le Nozze di Cana.