Tra il 1630 e il 1631 la peste uccide a Venezia circa 46.000 persone, quasi un terzo della popolazione. Il 22 ottobre 1630 il Senato fa un voto: se la città sarà liberata dal contagio, sarà eretta una chiesa dedicata alla Madonna della Salute (salute nel senso antico, salvezza), e ogni anno, il 21 novembre, il doge la visiterà in processione. Il concorso per il progetto è bandito subito. Undici architetti presentano proposte, e nel 1631 vince Baldassare Longhena (1598–1682), che ha trentatré anni e ha costruito poco. Il suo progetto è un edificio a pianta ottagonale, coperto da una grande cupola, che si erge sulla punta della Dogana, all'imbocco del Canal Grande.

Longhena descrive il progetto come una corona: a Maria, regina della città, si offre una chiesa a forma di corona. È una spiegazione simbolica, e come tutte le spiegazioni simboliche ha una funzione pratica: giustificare una pianta poco usuale. L'ottagono non è una forma nuova, ma è raro nella tradizione veneziana, che predilige le chiese a navata e cupole modeste. Longhena lo sceglie per due ragioni: consente di avvolgere un unico spazio centrale, con una vista uniforme da ogni parte, e permette di collocare al centro il grande tema del voto, la Vergine.

La peste del 1630 arrivò a Venezia per una via quasi diplomatica. Secondo le cronache, il contagio fu portato da un ambasciatore del duca di Mantova, messo in quarantena sull'isola di San Clemente con il suo seguito; da lì la malattia raggiunse la città attraverso i contatti con chi lo assisteva. Eppure Venezia era, all'epoca, la città europea meglio attrezzata contro le epidemie. Già nel 1423 aveva istituito il Lazzaretto Vecchio, su un'isola della laguna, uno dei primi ospedali permanenti per l'isolamento dei malati di peste, e più tardi il Lazzaretto Nuovo, dove le merci e le persone sospette venivano trattenute per quaranta giorni: è da qui che deriva la parola quarantena. La peste del 1630 dimostrò che nemmeno quel sistema bastava, e la chiesa votiva nasce anche da questa consapevolezza di impotenza.

Un architetto venuto dal cantiere

Longhena non arriva all'architettura dall'accademia, ma dal cantiere. Figlio di un tagliapietre di origine ticinese attivo a Venezia, si forma lavorando accanto a Vincenzo Scamozzi, l'erede più diretto di Palladio, e impara prima di tutto il mestiere della pietra: tagliare, sagomare, montare. Quando vince il concorso ha realizzato soprattutto opere minori, ma conosce a fondo i materiali e i problemi tecnici della costruzione in laguna. La Salute lo occuperà per tutta la vita, ma accanto a essa costruirà molti degli edifici più riconoscibili di Venezia: il grande scalone del monastero di San Giorgio Maggiore, i palazzi Pesaro e Rezzonico sul Canal Grande, oggi sedi museali, e il Seminario patriarcale accanto alla stessa Salute. Morirà nel 1682, cinque anni prima della consacrazione della sua chiesa più importante.

La Salute nasce anche in dialogo con un precedente preciso. Mezzo secolo prima, dopo la peste del 1575–1577, la Repubblica aveva fatto un voto simile, e Andrea Palladio aveva costruito sull'isola della Giudecca la chiesa del Redentore, raggiunta ogni luglio da una processione su un ponte di barche. Longhena conosce bene quel modello, e la sua chiesa ne riprende l'idea: un grande edificio bianco sull'acqua, pensato per essere visto da lontano e raggiunto in processione. Ma mentre il Redentore è una chiesa a navata, con una facciata classica rivolta verso Venezia, la Salute è un edificio centrale, che si mostra da ogni lato. Le due chiese votive si guardano ancora oggi attraverso il canale della Giudecca.

Un milione di pali nella laguna

Il problema è, come sempre a Venezia, il suolo. La punta della Dogana è fango e acqua salmastra, e un edificio così pesante richiede fondazioni enormi. I lavori cominciano nel 1631 con la posa di oltre un milione di pali di rovere, ontano e larice, conficcati nel fondale a profondità diverse e coperti da una piattaforma di travi e lastre di pietra d'Istria. Su questa base, il primo materiale visibile è la pietra d'Istria bianca, con cui Longhena veste tutte le superfici esterne, per un effetto di luce chiara che riflette il canale.

La scelta del sito non è casuale. La punta della Dogana è il punto in cui il Canal Grande si apre sul bacino di San Marco, di fronte al Palazzo Ducale: chi arriva a Venezia dal mare la vede per prima, e chi percorre il Canal Grande la trova come fondale. La chiesa è quindi pensata come un elemento del paesaggio urbano, al pari del campanile di San Marco o della chiesa di San Giorgio Maggiore sull'isola di fronte. Negli anni successivi, sulla punta estrema, sorse l'edificio della Dogana da Mar, completato alla fine del Seicento, che nel 2009 è stato trasformato in spazio espositivo per l'arte contemporanea con un restauro di Tadao Ando.

Santa Maria della Salute: dati essenziali
ProgettistaBaldassare Longhena · concorso 1631
Costruzione1631–1687 · consacrata nel 1687
PiantaOttagonale con presbiterio e due campanili
FondazioniOltre un milione di pali di legno
Festa21 novembre · ponte votivo sul Canal Grande

Come a San Marco, la cupola che si vede dall'esterno non coincide con quella che si vede dall'interno. La calotta interna è in muratura, mentre quella esterna, più alta, è una struttura di legno rivestita di lastre di piombo, che dà all'edificio la sagoma slanciata visibile da tutto il bacino. È una soluzione diffusa a Venezia, dove il terreno cedevole consiglia di alleggerire il più possibile le parti alte degli edifici: una cupola interamente in muratura, di quelle dimensioni, avrebbe caricato le fondazioni in modo molto più pesante.

Le volute: sostenere una cupola con una fantasia

L'elemento più famoso della Salute è la corona di grandi volute a spirale intorno al tamburo della cupola, che i veneziani chiamano «orecchioni». Fanno da raccordo tra l'ottagono della chiesa e il cerchio del tamburo e, almeno in parte, aiutano a contrastarne la spinta, anche se il loro peso strutturale reale è discusso. Di sicuro sono la firma visiva dell'edificio: tolte quelle, la Salute non sarebbe più riconoscibile.

L'interno è sobrio: un vasto spazio ottagonale in pietra bianca e grigia, con sei cappelle radiali e un grande presbiterio dietro a un'apertura ad arco, coperto da una seconda cupola più piccola e affiancato da due campanili. Il cantiere prosegue a lungo, oltre la morte di Longhena nel 1682, e la chiesa è consacrata solo nel 1687. Nella sagrestia si conservano tele di Tiziano, e di Tintoretto, le Nozze di Cana.

Entrando, conviene guardare prima di tutto il pavimento. Al centro dell'ottagono un grande disco di marmi policromi è circondato da cerchi concentrici con motivi di rose, e reca l'iscrizione latina Unde origo inde salus, "da dove l'origine, di là la salvezza": un riferimento alla tradizione secondo cui Venezia sarebbe stata fondata nel 421 il giorno dell'Annunciazione, sotto la protezione della Vergine. Da quel punto lo spazio si legge come Longhena lo aveva pensato: un anello di cappelle attorno al centro, con tre grandi pale d'altare di Luca Giordano dedicate alla vita della Madonna, e in fondo, oltre l'arco del presbiterio, l'altare maggiore.

La Madonna di Candia

Il centro simbolico della chiesa è l'altare maggiore, nel presbiterio. Il grande gruppo scultoreo di marmo, realizzato dallo scultore fiammingo Giusto Le Court intorno al 1670, rappresenta Venezia inginocchiata davanti alla Vergine, mentre la peste, raffigurata come una vecchia, fugge scacciata da un angelo. Al centro dell'altare è collocata un'icona bizantina della Madonna, la Mesopanditissa, portata a Venezia nel 1670 da Candia, l'odierna Heraklion, dopo che l'isola di Creta, per secoli veneziana, era caduta in mano ottomana al termine di una lunghissima guerra. La chiesa nata da un voto contro la peste diventa così anche il luogo in cui la Repubblica custodisce la memoria di un possedimento perduto.

La sagrestia conserva una delle raccolte di pittura più importanti di Venezia. Oltre alle Nozze di Cana di Tintoretto, vi si trovano diverse opere di Tiziano, tra cui il San Marco in trono e le tele per il soffitto con episodi dell'Antico Testamento come Caino e Abele e il sacrificio di Isacco, provenienti in gran parte dalla chiesa di Santo Spirito in Isola, soppressa nel Seicento. Molti visitatori entrano nella chiesa senza sapere che la sagrestia, visitabile a parte, contiene opere di questo livello.

La festa della Salute

Il voto del 1630 è ancora rispettato. Ogni 21 novembre si monta un ponte provvisorio su barche e pontoni che attraversa il Canal Grande all'altezza di Santa Maria del Giglio, e migliaia di veneziani lo percorrono per raggiungere la basilica, accendere una candela e ringraziare per la salute. Lungo la fondamenta si vendono candele e dolci, e nelle case e nelle trattorie si mangia la castradina, una minestra di cavolo e carne di montone affumicata che ricorda i legami di Venezia con la Dalmazia. È una delle poche feste in cui un edificio barocco continua a svolgere esattamente la funzione per cui era stato costruito, quasi quattro secoli fa: accogliere una città intera che attraversa l'acqua per mantenere una promessa.

La Salute è anche uno degli edifici più dipinti della storia dell'arte. Canaletto e Francesco Guardi la ritrassero decine di volte, dall'acqua e dalle rive, facendone uno dei soggetti preferiti delle vedute vendute ai viaggiatori del Grand Tour; nell'Ottocento William Turner la dipinse sciolta nella luce e nella nebbia della laguna. Sono immagini che hanno contribuito a fissare nella memoria di milioni di persone l'idea stessa di Venezia. È forse il risultato più duraturo del progetto di Longhena: una chiesa pensata come segnale sull'acqua è diventata, per il mondo intero, il volto della città.

«La Salute è una promessa mantenuta e insieme un atto di ottimismo: una città che ha appena perso un terzo dei suoi abitanti costruisce l'edificio più grande e più bianco della propria storia. Ogni novembre, un ponte di barche attraversa ancora il Canal Grande per ricordare che il voto fu esaudito. L'architettura, a Venezia, è anche un modo di dire grazie.»