Nel 1982 il governo francese di François Mitterrand bandisce il concorso per il Parc de la Villette, uno spazio di 55 ettari all'estremità nord-orientale di Parigi, dove sorgeva il grande macello e mercato del bestiame della città. Partecipano centinaia di progetti. Nel 1983 vince Bernard Tschumi (nato a Losanna nel 1944), un architetto e teorico che ha costruito quasi niente, ma ha appena pubblicato i Manhattan Transcripts, una serie di disegni che raccontano l'architettura come sequenza di azioni. Il progetto vincitore non somiglia a un parco: non ha viali, aiuole, un disegno di verde. Ha una griglia.

Punti, linee, superfici

Tschumi divide il parco in tre sistemi sovrapposti, che non dialogano tra loro. Il sistema dei punti è una griglia regolare di 120 metri di lato, sui cui incroci si collocano le folies: cubi rossi di 10 metri di lato, in acciaio, ciascuno diverso dall'altro, con funzioni diverse (caffè, chioschi, laboratori, punti informativi). Il sistema delle linee è fatto di percorsi: un lungo camminamento coperto e viali alberati che attraversano il parco. Il sistema delle superfici comprende i grandi prati e le aree attrezzate per il gioco e le manifestazioni. Ogni sistema segue la propria logica; dalla loro sovrapposizione nasce ciò che non si può prevedere.

Bernard Tschumi — opere principali
Manhattan Transcripts1976–81 · serie di disegni teorici
Parc de la VilletteConcorso 1983 · realizzato 1984–98 · 55 ha
Le Fresnoy, Tourcoing1997 · centro di arti audiovisive · un grande tetto sopra edifici esistenti
Lerner Hall, Columbia1999 · New York · rampe e vetro
Acropolis Museum2009 · Atene · sopra gli scavi

La teoria dietro il progetto è che l'architettura non è la forma degli edifici, ma ciò che accade in essi: l'evento, l'incontro, il movimento. Un parco tradizionale prescrive un percorso; La Villette offre una struttura e lascia decidere agli utenti. Le folies non hanno un uso fisso: alcune ospitano davvero un caffè o un centro informazioni, altre sono state occupate da usi imprevisti. Tschumi collabora anche con Jacques Derrida e con Peter Eisenman a un progetto per un giardino nel parco, il Choral Work, che non sarà realizzato ma rimane un episodio celebre di dialogo tra filosofia e architettura.

Il Museo dell'Acropoli

Il progetto più conosciuto di Tschumi, dopo La Villette, è il Nuovo Museo dell'Acropoli di Atene (2009), ai piedi della collina. Il sito ha una complicazione: sotto il terreno sono venuti alla luce i resti di un quartiere romano e bizantino, che non si può demolire. Tschumi solleva l'edificio su pilastri e lascia lo scavo visibile attraverso pavimenti di vetro, di modo che il visitatore cammini letteralmente sulla città antica. Al piano più alto, la sala del Partenone è una scatola di vetro ruotata rispetto al resto dell'edificio in modo da allinearsi con il vero Partenone, visibile in lontananza. I frammenti dei fregi esposti si guardano e, subito oltre il vetro, si vede il tempio da cui provengono.

«Tschumi non disegna un parco, disegna le condizioni perché un parco accada. È un'idea che può sembrare astratta, ma chi passeggia oggi a La Villette una domenica d'estate, tra le famiglie con il pallone, i concerti all'aperto e i cubi rossi che punteggiano il prato, capisce cosa intendesse: l'architettura come sfondo di ciò che le persone decidono di farne.»