Dresda, 21 settembre 1869. Un incendio, partito da un lampadaio a gas, divora in poche ore il teatro dell'opera di corte sassone, aperto appena tredici anni prima. La città, che aveva già pianto la distruzione del primo teatro dello stesso architetto (un incendio nel 1869, dopo che il primo edificio era durato dal 1841), si trova a dover ricostruire per la seconda volta lo stesso teatro, sulla stessa piazza, e chiama di nuovo l'uomo che l'aveva progettato la prima volta — pur essendo, in quel momento, un esule politico che non può mettere piede in Sassonia. È Gottfried Semper, e il teatro che porta ancora il suo nome, la Semperoper, verrà ricostruito da lontano, per corrispondenza, con il figlio Manfred a dirigere il cantiere al suo posto.
Un rivoluzionario che studia i templi greci
Semper nasce ad Amburgo nel 1803 e studia matematica prima di dedicarsi all'architettura, formazione che gli resta addosso per tutta la vita: nei suoi edifici la proporzione è calcolata, non intuita. Negli anni Trenta viaggia in Grecia e in Italia per studiare da vicino i templi antichi, e torna con una scoperta che scandalizza i puristi del neoclassicismo: i templi greci, che l'Ottocento immaginava di marmo bianco e puro, erano in realtà dipinti a colori vivaci. Nel 1834 pubblica un saggio su questa policromia antica, e nel 1860 sviluppa l'idea in un trattato più ampio, Der Stil (Lo stile), in cui sostiene che le forme architettoniche nascono dalle tecniche artigianali — tessitura, ceramica, falegnameria, muratura — non da un ideale astratto di bellezza.
Nel 1834 diventa professore all'Accademia di Belle Arti di Dresda e costruisce il primo teatro dell'opera di corte (1838–41), un edificio in stile rinascimentale italiano che lo rende celebre in tutta la Germania. Ma Semper è anche un rivoluzionario: nel maggio 1849 partecipa attivamente all'insurrezione di Dresda, combattendo sulle barricate al fianco del compositore Richard Wagner e dell'anarchico Bakunin. Dopo la sconfitta della rivolta è costretto alla fuga: prima a Parigi, poi a Londra, dove lavora alla Grande Esposizione del 1851 e insegna alla neonata Scuola di Disegno del South Kensington Museum, oggi Victoria and Albert Museum.
Un teatro ricostruito da lontano
L'amnistia che gli avrebbe permesso di tornare in Sassonia non arriva mai del tutto: quando il teatro brucia nel 1869, Semper vive a Vienna, dove lavora al grande progetto del Ring, il viale che sostituisce le mura della città con musei, teatri e palazzi pubblici. Progetta il nuovo teatro dell'opera di Dresda a distanza, per corrispondenza e disegni spediti per posta, mentre il figlio Manfred, anche lui architetto, dirige fisicamente il cantiere. Il teatro riapre nel 1878, in uno stile rinascimentale italiano ancora più ricco del primo, con una facciata curva e una statua di Fausto e Mefistofele sull'ingresso — omaggio a Goethe. Semper stesso non lo vedrà mai completato dal vivo: muore a Roma nel 1879, un anno dopo l'inaugurazione, senza essere mai tornato a Dresda.
Il teatro sopravvive alla propria storia in un modo quasi ostinato. Danneggiato nei bombardamenti di Dresda del febbraio 1945, che rasero al suolo gran parte della città, resta un guscio vuoto per decenni durante la Germania comunista. Viene ricostruito, con grande cura filologica, e riaperto esattamente il 13 febbraio 1985, quarant'anni dopo il bombardamento, con una rappresentazione del Der Freischütz di Weber, la stessa opera che aveva inaugurato il primo teatro di Semper nel 1841. Pochi edifici hanno un rapporto così diretto tra distruzione e rinascita, ripetuto per tre volte nella loro storia.
Il Ring di Vienna e l'eredità teorica
A Vienna, Semper lavora al Kunsthistorisches Museum e al Naturhistorisches Museum, due palazzi gemelli sul Ring, e al progetto (mai del tutto completato) di un grande Foro imperiale che avrebbe dovuto collegare la Hofburg ai due musei. Muore prima di vederli finiti. Ma la sua eredità più duratura non è un edificio: è un'idea. Il principio che la forma architettonica nasca dalla tecnica e dal materiale, non da uno stile imposto dall'esterno, viene ripreso da generazioni successive di architetti, da Otto Wagner, che gli succede idealmente a Vienna, fino ai teorici del Movimento Moderno, che pur rifiutando lo storicismo di Semper ne condividono la domanda di fondo: da cosa nasce davvero la forma di un edificio?
Un tempio per la scienza a Zurigo
Tra Dresda e Vienna, Semper attraversa anche un lungo esilio londinese. Fuggito da Dresda dopo la rivolta del 1849, passa prima da Parigi e poi si stabilisce a Londra, dove scrive parte del proprio trattato teorico e viene coinvolto nell'organizzazione della Grande Esposizione del 1851 al Crystal Palace. Nella capitale britannica ottiene anche un incarico che sembra lontano dalla sua formazione di architetto rivoluzionario: insegna i principi della decorazione al neonato South Kensington Museum — oggi Victoria and Albert Museum — una delle prime istituzioni pubbliche a insegnare sistematicamente le arti applicate, e le sue lezioni manoscritte sono ancora conservate nella biblioteca del museo.
Nel 1855 il governo svizzero gli offre una cattedra a vita, e Semper si trasferisce a Zurigo come direttore della nuova scuola di architettura del Politecnico Federale, oggi ETH Zurich. Qui, tra il 1858 e il 1864, progetta l'edificio principale del Politecnico, un grande palazzo neorinascimentale affacciato sulla città dall'alto di una collina, pensato come un vero e proprio tempio laico dedicato alla scienza e alla tecnica — lo stesso principio compositivo dei suoi teatri, applicato a un'istituzione che allora rappresentava, per la giovane Confederazione Svizzera, un investimento sul proprio futuro industriale. È l'unico grande edificio pubblico che Semper vede completato interamente sotto la propria direzione, senza incendi né ricostruzioni: un'eccezione, nella sua carriera, quasi quanto la Semperoper è la regola.