Vienna, 1904. Nella Georg-Coch-Platz, a pochi passi dal Ring, si apre il cantiere della Cassa di Risparmio Postale (Postsparkasse). L'edificio che ne uscirà, due anni dopo, ha una facciata rivestita di lastre di marmo bianco, fissate alla muratura con bulloni di alluminio lasciati a vista: piccole borchie lucide, ordinate in righe, che non nascondono nulla. Lo dice il loro stesso disegno: in questo edificio la costruzione non si maschera, si mostra. Chi l'ha progettato ha sessantatré anni ed è il professore di architettura più influente dell'Accademia di Vienna: Otto Wagner.

Dal Ring alla città moderna

Wagner nasce a Vienna nel 1841 e si forma nel clima dell'eclettismo dell'Ottocento, quello dei palazzi del Ring che imitano il gotico, il rinascimento e il barocco a seconda della funzione. Per decenni costruisce così, con successo. Poi, nel 1894, viene nominato professore all'Accademia di Belle Arti, e nel 1896 pubblica Moderne Architektur, un manuale per gli studenti che diventa un manifesto: l'architettura moderna deve nascere dalle esigenze del suo tempo, dai materiali e dalla costruzione, e non da una tradizione storica. Una frase del libro riassume la sua posizione: solo ciò che è pratico può essere bello.

Nel 1894 riceve l'incarico più importante della sua carriera: progettare le stazioni della nuova ferrovia urbana, la Stadtbahn, un'infrastruttura che copre parte della città e collega il centro alla periferia. Dirige un lavoro enorme, con decine di stazioni, ponti e viadotti in ferro, e dà a tutto un linguaggio unitario. Tra queste, i due padiglioni della stazione di Karlsplatz (1899) sono i più famosi: un telaio d'acciaio rivestito di lastre di marmo bianco, con decori floreali in oro e un tetto a botte in rame verde. Sono l'incontro tra la costruzione moderna e la decorazione dell'Art Nouveau: l'acciaio è visibile, il fiore no, ma è dorato.

Otto Wagner — opere principali
Moderne Architektur1896 · manuale-manifesto per gli studenti
Padiglioni della Stadtbahn, Karlsplatz1899 · telaio d'acciaio e marmo
Majolika-Haus1898–99 · facciata di piastrelle di maiolica
Postsparkasse1904–06 · bulloni di alluminio a vista
Chiesa di Steinhof1904–07 · cupola dorata · chiesa di un ospedale psichiatrico

La Secessione e la chiesa più igienica d'Europa

Nel 1899 Wagner aderisce alla Secessione viennese, il gruppo di artisti di Klimt che rifiuta l'arte ufficiale dell'Accademia, e che ha già il proprio padiglione di Olbrich (con la cupola d'alloro) a pochi passi dalla Wienzeile. Lo stesso anno completa la Majolikahaus, un palazzo d'appartamenti al numero 40 della Linke Wienzeile: la facciata è coperta di piastrelle di maiolica dipinte con rami e fiori rosa e verdi, un modo pratico per rendere la facciata lavabile, e insieme decorativo. Ed è proprio questa la posizione di Wagner: il decoro nasce dalla funzione, non la maschera.

La Postsparkasse (1904–06) è il suo capolavoro. La facciata di marmo ha le lastre fissate con bulloni di alluminio, un metallo allora nuovissimo, e il grande atrio dei clienti ha un soffitto di vetro sostenuto da sottili pilastri di metallo, con un pavimento di lastre di vetro che lascia passare la luce verso il piano inferiore. Persino i tubi del riscaldamento sono disegnati come parte del progetto. Non c'è ornamento aggiunto: c'è un edificio che mostra come funziona. Adolf Loos, che di Wagner è insieme erede e critico, non poteva chiedere di più.

L'ultima grande opera è la chiesa di Steinhof (1904–07), dedicata a San Leopoldo, nel complesso di un ospedale psichiatrico sulle colline occidentali di Vienna. Ha una cupola dorata visibile da tutta la città e un interno bianco e luminoso, progettato secondo criteri igienici: pavimento in pendenza per facilitare le pulizie, acquasantiere con acqua corrente, nessuna decorazione che raccolga polvere, e pannelli di marmo fissati come sulla Postsparkasse. Un edificio pensato per persone fragili, senza gli spigoli che potrebbero ferirle. Anche qui, il rigore di Wagner è una forma di cura.

«Wagner è il ponte tra due Vienne: quella del Ring, che riveste ogni edificio con uno stile storico, e quella di Loos e del Movimento Moderno, che toglie il vestito. Sta nel mezzo, e nel mezzo si vede l'idea forse più durevole: che la costruzione, mostrata con onestà e curata fino al bullone, sia già di per sé una forma di bellezza.»