Parigi, 28 gennaio 1887. Sul Champ-de-Mars una fila di operai scava le fondamenta di quattro grandi piedi di pietra e cemento. Sopra, per i due anni successivi, saliranno 18.038 pezzi di ferro puddellato tenuti insieme da due milioni e mezzo di rivetti. Il committente è la Repubblica, che vuole un ingresso monumentale per l'Esposizione Universale del 1889, centenario della Rivoluzione. Ma tra gli intellettuali di Parigi la torre non piace: a febbraio, prima ancora che sia finita la prima piattaforma, un gruppo di artisti (tra cui Guy de Maupassant, Charles Garnier, Charles Gounod) firma una lettera aperta contro quella «odiosa colonna di lamiera imbullonata». L'uomo che l'ha voluta si chiama Gustave Eiffel, e non è un architetto: è un ingegnere.
Un ingegnere che costruisce ponti
Eiffel nasce a Digione nel 1832, si diploma all'École Centrale di Parigi e nel 1867 fonda la propria impresa. Ha un talento specifico: costruire grandi strutture di ferro leggere, e costruirle in officina, con pezzi standardizzati, per poi montarle in cantiere. Con questo metodo realizza il ponte Maria Pia a Porto (1877), un arco di ferro di 160 metri sul Douro, e il viadotto di Garabit (1884), nel Massiccio Centrale, alto 122 metri sopra il fiume Truyère. Firma anche la struttura interna della Statua della Libertà (1881–84), il telaio in ferro che sostiene il rivestimento in rame di Bartholdi: un progetto nato dalle idee di Viollet-le-Duc, morto nel 1879, e poi ripreso da Eiffel.
L'idea della torre non nasce da lui. Nel 1884 due ingegneri della sua impresa, Maurice Koechlin ed Émile Nouguier, disegnano un pilone altissimo formato da quattro montanti che si incurvano verso il centro. L'architetto Stephen Sauvestre lo addolcisce con archi alla base e vetrate alle piattaforme. Eiffel compra i diritti del brevetto, partecipa al concorso del 1886 e lo vince. Non è un gesto generoso, ma è la firma di un metodo: non ha inventato la forma, ha inventato il modo di costruirla.
Come si costruisce una torre in due anni
La velocità del cantiere è la parte più sorprendente. I pezzi vengono disegnati con precisione millimetrica e prefabbricati a Levallois-Perret, nell'officina di Eiffel, poi portati al Champ-de-Mars e assemblati con gru a vapore e ponteggi di legno che accompagnano la crescita della torre. Ogni foro è già al posto giusto: in cantiere non si tagliano né si forano pezzi, si rivetta soltanto. In poco più di due anni la struttura raggiunge i 300 metri, con un numero di incidenti mortali molto basso per l'epoca. Il 31 marzo 1889 Eiffel sale in cima per la cerimonia, a piedi, per 1.710 gradini, e issa la bandiera francese.
La torre avrebbe dovuto essere smontata dopo vent'anni, nel 1909, secondo il permesso concesso. Si salva perché Eiffel, con lungimiranza, la trasforma in uno strumento scientifico: vi installa una stazione meteorologica, un laboratorio di aerodinamica e, dal 1898, esperimenti di telegrafia senza fili che presto diventano un'antenna stabile. Nel 1909 il suo valore per le comunicazioni militari e civili è tale che la concessione viene rinnovata. Più tardi Eiffel costruisce anche una galleria del vento ad Auteuil (1912), che ancora oggi porta il suo nome.
Il ferro che diventa simbolo
Gli scrittori che l'avevano attaccata ci si abituano. Maupassant, si racconta, pranzava al ristorante della torre perché era l'unico posto di Parigi da cui non la si vedeva. Nel Novecento Roland Barthes ne fa un simbolo che ciascuno riempie del significato che vuole. L'ossatura, con la sua forma parabolica calcolata per resistere al vento, mostra che un'infrastruttura può essere anche un monumento. E il monumento, a sua volta, è stato un modello per generazioni di ingegneri: senza il viadotto di Garabit e senza Eiffel, l'architettura del ferro e poi dell'acciaio non avrebbe avuto la stessa strada davanti.