Nel 1784 Étienne-Louis Boullée (1728–1799) disegna un progetto che nessuno commissiona: un cenotafio per Isaac Newton, morto nel 1727. È una sfera. Nei disegni misura circa 150 metri di diametro e poggia su un basamento circolare piantato a cipressi. All'interno, è completamente vuota, con una volta traforata: di giorno la luce entra dai fori e disegna sul soffitto un cielo stellato; di notte, una grande sfera armillare sospesa al centro illumina l'interno come un sole. Boullée scrive che l'architettura è l'arte di produrre sensazioni. Una sfera è perfetta e infinita, e come tale adatta a celebrare l'uomo che ha misurato l'universo.
Il cenotafio è impossibile da costruire con le tecniche del Settecento, e Boullée lo sa. Non gli importa. Il suo obiettivo è un altro: mostrare che l'architettura può essere, prima ancora di un edificio, un'idea con una forma. Per questo sceglie volumi elementari (sfere, cilindri, piramidi, cubi) e li porta a dimensioni monumentali, ottenendo effetti di luce e di ombra che vengono descritti nelle sue tavole con una cura da pittore. Il suo trattato, Architecture, essai sur l'art, resterà manoscritto e verrà pubblicato solo nel 1953.
Ledoux: la città attorno alla fabbrica
Claude-Nicolas Ledoux (1736–1806) è più fortunato nel costruire. Nel 1775, per Luigi XVI, progetta la Saline Royale di Arc-et-Senans, nel Giura: una fabbrica di sale con un piano a semicerchio, in cui il direttore vive al centro, in un edificio a portico dorico, e gli operai negli edifici che si aprono a raggiera. L'idea è che la forma della fabbrica determini la vita di chi ci lavora, e insieme la comunichi: l'architettura come strumento di ordine sociale. La saline funziona fino al 1895; oggi è patrimonio dell'UNESCO dal 1982. Solo la metà del cerchio, però, fu costruita: Ledoux pensava a una città ideale completa, Chaux, disegnata negli anni successivi con edifici a forma di cilindro, sfera, piramide.
Le barrières: il potere fiscale in pietra
Il progetto più esposto di Ledoux è quello con cui ha reso odiosa la sua fama. Tra il 1785 e il 1789 costruisce una sessantina di caselli daziari (les barrières) lungo il nuovo muro dei Fermieri Generali che circonda Parigi: edifici di pietra a portici, cilindri, frontoni a colonne, in cui il fisco riscuote le tasse sulle merci in entrata. I parigini li detestano: il muro è un simbolo del potere fiscale, e con la Rivoluzione molti vengono incendiati. Ledoux stesso viene arrestato nel 1793 e sfugge per poco alla ghigliottina. Oggi ne restano quattro, tra cui la Rotonda di La Villette e i due padiglioni di Place Denfert-Rochereau.
Per un secolo e mezzo i due architetti sono dimenticati. Nel 1933 lo storico austriaco Emil Kaufmann li riscopre nel libro Von Ledoux bis Le Corbusier, sostenendo che sono i precursori dell'architettura moderna: geometria elementare, assenza di ornamento superfluo, edificio come manifesto. Aldo Rossi, negli anni Sessanta, ne fa un riferimento diretto, e i cubi, i cilindri e le piramidi dei suoi edifici sono in parte figli di quelle tavole. La visione di Boullée e Ledoux è tornata, da allora, ogni volta che l'architettura ha cercato un linguaggio primario, essenziale e carico di significato.