Quando nel 2004 apre a Kanazawa il Museo d'Arte Contemporanea del XXI secolo, chi arriva da una qualsiasi direzione trova una parete di vetro. Il museo è un cerchio di circa 113 metri di diametro, basso, trasparente, attraversato da corridoi che possono essere percorsi da ogni lato. Non c'è un ingresso monumentale, non c'è una gerarchia tra fronte e retro, e dall'esterno si vedono le persone muoversi tra le sale come in un acquario. Il progetto vince il Leone d'Oro alla Biennale di Venezia dello stesso anno. Lo firmano Kazuyo Sejima (1956) e Ryue Nishizawa (1966): SANAA.

Sejima si forma nello studio di Toyo Ito, e ne condivide l'attenzione per un'architettura leggera, pensata come interfaccia tra persone e ambiente. Fonda il proprio studio nel 1987; Nishizawa, di dieci anni più giovane, entra da collaboratore e nel 1995 i due fondano SANAA (Sejima and Nishizawa and Associates). Nishizawa continua a firmare anche progetti propri, come la Casa Moriyama a Tokyo. Nel 2010 ricevono insieme il Premio Pritzker.

Il metodo: cento modelli per togliere un elemento

L'immagine è di leggerezza, il metodo è di accanimento. Lo studio produce, per ogni progetto, centinaia di modelli di studio in scala: non per rifinire una forma, ma per verificare se un pilastro, un muro, uno spessore si può eliminare senza che l'insieme crolli. I pilastri sono tubi d'acciaio sottilissimi, spesso di pochi centimetri di diametro, che a Kanazawa reggono la copertura e a Essen reggono i solai. I solai sono sottili. Le pareti vetrate hanno montanti quasi invisibili. Ciò che resta è la struttura ridotta al minimo necessario, e questo minimo è studiato con la stessa precisione con cui altri studi disegnano gli ornamenti.

SANAA — opere principali
Museo del XXI secolo, Kanazawa2004 · cerchio di vetro di ~113 m · Leone d'Oro Venezia
Zollverein School, Essen2006 · cubo di cemento con finestre quadrate
New Museum, New York2007 · sette scatole sfalsate in rete metallica
Rolex Learning Center, Losanna2010 · piastra ondulata, patii, nessun muro interno
Louvre-Lens2012 · vetro e alluminio lucidato · ex bacino minerario
Premio Pritzker2010 · Sejima e Nishizawa

Una piastra che ondula: il Rolex Learning Center

Nel 2010 SANAA completa a Losanna, sul campus dell'EPFL, il Rolex Learning Center: una biblioteca, uno spazio di studio, un centro di servizi per gli studenti. Non ha piani sovrapposti. È una sola piastra di cemento di circa 120 per 160 metri che si solleva e si abbassa in dolci colline, con patii circolari aperti al cielo, e sotto la quale corre uno spazio continuo senza porte né pareti divisorie. Per costruirlo, la piastra è stata gettata in opera su casseforme curve calcolate al millimetro. Il risultato è un edificio in cui cambiare piano significa camminare in salita, come su un pendio. La biblioteca è un paesaggio.

L'idea è che uno spazio senza confini interni produca comportamenti diversi: gli studenti si siedono sui pendii, lavorano a gruppi dove serve, si spostano senza attraversare soglie. Non tutti gli utenti sono convinti: senza pareti il rumore viaggia, e le curve rendono difficile arredare. SANAA accetta il prezzo, come sempre, in nome di un principio: uno spazio pubblico dev'essere attraversabile da chiunque, in qualsiasi direzione.

Il limite della trasparenza

La critica più frequente è che l'architettura di SANAA sia più bella da fotografare che da abitare. Il vetro d'estate scalda, le superfici lisce non trattengono nulla, l'assenza di dettagli rende gli edifici muti e, quando vengono usati intensamente, un po' inospitali. La risposta implicita di SANAA è che il compito dell'architetto non è riempire lo spazio ma predisporlo: spetta a chi lo usa dargli carattere. È una posizione coerente con la tradizione giapponese del vuoto, il ma, e ha una conseguenza pratica: i migliori edifici di SANAA sono quelli in cui l'uso è intenso, e il vuoto viene riempito da attività reali. I musei più affollati funzionano meglio di quelli deserti.

«SANAA non costruisce edifici che si guardano: costruisce edifici che si attraversano. La trasparenza non è un effetto estetico, è un programma politico in scala ridotta: nessun ingresso privilegiato, nessuna soglia, nessun retro. La domanda è sempre la stessa: quanto può togliere un edificio prima di smettere di essere un luogo?»