Portland, Oregon, ottobre 1982. In centro città si inaugura un edificio amministrativo di quindici piani che non somiglia a nessun altro palazzo del suo genere in America. Non è un prisma di vetro riflettente, come qualunque municipio moderno di quegli anni: è un cubo massiccio color pesca e turchese, con una facciata a bugnato dipinto, un'enorme chiave di volta stilizzata che scende dal tetto fino a metà altezza, e una teoria di piccole colonne decorative che non reggono nulla. Il Portland Public Service Building — noto come Portland Building — è la prima grande opera pubblica del postmodernismo americano, e il suo autore, Michael Graves, diventa in una notte l'architetto più discusso degli Stati Uniti.

Dai New York Five al colore

Graves nasce a Indianapolis nel 1934, studia a Cincinnati e a Harvard, e nel 1960 vince il Prix de Rome, che lo porta a passare due anni all'Accademia Americana di Roma, dove studia da vicino l'architettura italiana rinascimentale e barocca. Tornato negli Stati Uniti, insegna a Princeton per tutta la carriera. Nel 1972 è uno dei New York Five, insieme a Eisenman, Meier, Gwathmey e Hejduk, e in quegli anni disegna case bianche, astratte, vicine al linguaggio di Le Corbusier. Poi, nella seconda metà degli anni Settanta, cambia rotta: introduce il colore, i riferimenti alla storia classica ed egizia, le forme addolcite, e diventa uno dei protagonisti del postmodernismo insieme a Robert Venturi e Charles Moore.

Il concorso per il municipio di Portland è del 1979, ed è il primo grande incarico pubblico di Graves. Il programma è severo: un budget ridotto (circa 29 milioni di dollari, molto meno della media per un edificio di quella scala) e la richiesta di un massimo di superficie utile. Graves risponde con un volume compatto, quasi un cubo, che riduce al minimo le spese di struttura e libera budget per la decorazione della facciata. Il risultato è un edificio i cui uffici, dentro, sono anonimi e con finestre piccole — molte critiche arriveranno proprio da chi ci lavora — ma la cui facciata esterna diventa un manifesto.

Michael Graves — opere principali
Premio Prix de Rome1960 · due anni all'Accademia Americana di Roma
Portland Building1982 · Oregon · primo grande edificio pubblico postmoderno
Humana Building1985 · Louisville (Kentucky) · grattacielo in granito rosa
Oggetti per Alessidal 1985 · bollitore «9093» con l'uccellino fischiante

La facciata come manifesto

La facciata del Portland Building è dipinta, non scolpita: fasce di colore — beige, pesca, turchese, rosso scuro — imitano un bugnato classico e una trabeazione, con una grande chiave di volta astratta che scende dal cornicione fino a un terzo dell'altezza dell'edificio. Piccole colonnine, prive di funzione strutturale, corrono lungo una fascia decorativa. È un'architettura letteralmente dipinta sopra una struttura in cemento armato del tutto convenzionale, ed è proprio questa la sua provocazione: la decorazione non nasce dalla costruzione, come volevano i modernisti, ma le viene sovrapposta, come un vestito.

Le reazioni sono immediate e opposte. La rivista Progressive Architecture lo definisce un evento storico; il critico Paul Goldberger, sul New York Times, lo saluta come la prima grande opera pubblica postmoderna d'America. Ma i dipendenti comunali che ci lavorano si lamentano da subito di finestre troppo piccole e di uffici bui, e nel corso degli anni l'edificio soffre di problemi tecnici reali, dalle infiltrazioni d'acqua ai costi di manutenzione, tanto che nel 2020 la città avvia un restauro strutturale profondo, mantenendo però la facciata storica, ormai riconosciuta come un monumento della disciplina, protetta nel registro nazionale dei luoghi storici dal 2011.

Dal cemento agli oggetti da cucina

Dopo Portland, Graves costruisce l'Humana Building a Louisville, nel Kentucky (1985), un grattacielo in granito rosa con una loggia sospesa e una terrazza panoramica, giudicato da molti il suo progetto più riuscito, oltre a hotel per Disney, in Florida, che citano apertamente l'architettura egizia e classica in chiave giocosa. Ma il pubblico più vasto lo conosce per un'altra cosa: dal 1985 disegna oggetti per l'azienda italiana Alessi, tra cui il bollitore «9093», con un piccolo uccellino di plastica rossa che fischia quando l'acqua bolle — uno degli oggetti di design più venduti del Novecento, e la prova che la stessa sensibilità che aveva colorato un municipio poteva stare anche su un fornello.

Cigni, delfini e sette nani come colonne

Nel 1990 Graves firma per Walt Disney World, in Florida, i due hotel gemelli Swan e Dolphin, pensati per fronteggiarsi ai lati di un lago artificiale e rispondere insieme alla domanda di spazi per congressi del resort. Il Dolphin, il maggiore dei due, Graves lo descrive come «una montagna che esce dalle Everglades»: una piramide tronca color corallo e turchese, coronata da due enormi statue di delfini stilizzati alte quindici metri, mentre il gemello Swan porta sul tetto coppie di cigni altrettanto giganti. Graves non disegna solo l'edificio: firma anche le lampade, le sedie, il disegno della moquette e persino le porcellane dei ristoranti, applicando su scala minuta la stessa sensibilità decorativa della facciata di Portland.

L'anno dopo, nel 1991, completa il Team Disney Building a Burbank, in California, la sede amministrativa della Walt Disney Company. Il primo progetto viene respinto dai dirigenti Disney, e Graves torna con un'idea diversa: usare i Sette Nani di Biancaneve come cariatidi, le figure scolpite che nell'architettura classica sostituiscono le colonne. Alti sei metri, sorreggono letteralmente il frontone dell'ingresso, in un gesto che riassume tutto Graves: citare la storia dell'architettura — la cariatide è un'invenzione greca antica quanto l'Eretteo di Atene — con un'ironia che solo un'azienda come Disney poteva permettersi di commissionare.

«Il Portland Building è un edificio che divide ancora oggi: c'è chi lo considera un monumento e chi un errore. Ma il suo valore non dipende da quella scelta. Graves ha dimostrato che un'architettura pubblica poteva parlare al pubblico con colore e narrazione, non solo con vetro e acciaio, e questa idea, piaccia o no, ha cambiato per sempre il modo in cui si progettano gli edifici delle città.»