Storia dell'architettura · Guida agli stili

Stili architettonici: dalla Grecia classica a oggi

Una cronologia degli stili e dei movimenti dell'architettura occidentale, e non solo: che cosa li distingue, come riconoscerli dal vivo e quali articoli leggere per approfondire ciascuno.

Uno stile architettonico è un insieme di scelte ricorrenti — struttura, proporzioni, materiali, decorazione — che un'epoca o un gruppo di architetti condivide. Riconoscerlo non significa applicare un'etichetta: significa capire a quale problema quell'architettura rispondeva, e perché lo ha fatto in quel modo. Per questo ogni voce qui sotto rimanda agli articoli della sezione Storia dell'architettura che raccontano edifici e protagonisti di quel periodo.

Le date sono indicative: gli stili si sovrappongono, convivono per decenni e cambiano da un paese all'altro. Per i singoli protagonisti c'è la pagina architetti famosi; per i termini tecnici, il glossario.

III millennio – I sec. a.C.

Architettura mesopotamica ed egizia

Le prime architetture monumentali nascono lungo i grandi fiumi. In Mesopotamia la ziqqurat è una montagna artificiale di mattoni crudi e cotti che sale per terrazze verso il santuario; in Egitto la piramide e il tempio sono costruiti in pietra per durare oltre la vita del faraone.

È un'architettura di massa più che di spazio: contano il volume, l'asse, la sequenza di ingressi sempre più bui e riservati man mano che ci si avvicina al sacro.

Come riconoscerlo: massa muraria, assialità, gerarchia degli spazi, simbolismo cosmico.

VII – I sec. a.C.

Architettura greca classica

È il punto di partenza di quasi tutta l'architettura occidentale. Il tempio greco fissa un sistema di proporzioni — gli ordini dorico, ionico e corinzio — in cui colonna, capitello e trabeazione dipendono l'uno dall'altro secondo regole precise, corrette da piccole deformazioni ottiche.

Accanto al tempio, la città greca inventa gli spazi civici: l'agorà, il teatro scavato nel pendio, l'acropoli come recinto sacro visibile da tutta la città. Quando si parla di architettura classica si intende soprattutto questo vocabolario, che Roma, il Rinascimento e il Neoclassicismo riprenderanno.

Come riconoscerlo: sistema trilitico (colonna e architrave), ordini architettonici, proporzione modulare, correzioni ottiche.

V sec. a.C. – V sec. d.C.

Architettura romana

Roma eredita gli ordini greci ma cambia la struttura: l'arco, la volta e la cupola, resi possibili dal calcestruzzo, permettono di coprire spazi enormi senza colonne interne. Gli ordini restano, ma diventano sempre più una decorazione applicata sulla muratura.

Nascono tipi edilizi nuovi — anfiteatro, terme, basilica, foro, insula — e un'idea di architettura come infrastruttura dell'impero. Vitruvio, nel I secolo a.C., scrive l'unico trattato antico di architettura arrivato fino a noi.

Come riconoscerlo: arco a tutto sesto, volta, cupola, calcestruzzo, ordini sovrapposti in facciata.

IV – XV sec.

Architettura bizantina e islamica

Dopo la fine dell'impero d'Occidente, il Mediterraneo orientale sviluppa due linguaggi imparentati. L'architettura bizantina porta la cupola su pianta centrale e riveste le pareti di mosaici d'oro che sembrano smaterializzare la muratura: San Marco a Venezia ne è la testimonianza più vicina a noi.

L'architettura islamica eredita cupola e arco e li combina con una geometria decorativa rigorosissima, in cui la ripetizione dei motivi rimanda a un ordine senza figure.

Come riconoscerlo: pianta centrale, cupola, mosaico, arco a ferro di cavallo e polilobato, decorazione geometrica.

XI – XII sec.

Romanico

Il primo linguaggio davvero europeo dopo l'Antichità. Chiese e abbazie tornano a essere voltate in pietra: muri spessi, finestre piccole, archi a tutto sesto, pilastri massicci, un interno raccolto e in penombra.

Le grandi abbazie — i cistercensi ne danno la versione più austera — e i castelli disegnano il paesaggio del Medioevo, insieme a città che crescono per aggiunte successive, senza un piano unitario.

Come riconoscerlo: arco a tutto sesto, volte a botte e a crociera, muratura portante spessa, facciata a capanna.

XII – XV sec.

Gotico

Nasce nell'Île-de-France a metà del XII secolo e rovescia la logica del romanico: invece di muri spessi, un sistema di archi a sesto acuto, volte costolonate, pilastri a fascio e archi rampanti porta i carichi all'esterno e libera le pareti per le vetrate.

La cattedrale diventa una macchina per portare la luce dentro l'edificio, e Chartres ne è il caso esemplare. In Italia il gotico resta più orizzontale e murario.

Come riconoscerlo: arco a sesto acuto, volta costolonata, archi rampanti, vetrate, verticalità.

XV – XVI sec.

Rinascimento

A Firenze, all'inizio del Quattrocento, Brunelleschi rilegge l'architettura romana con occhi nuovi: proporzioni misurabili, ordini classici, spazi chiari governati dalla prospettiva. Alberti ne fa una teoria, Bramante la porta a Roma alla scala monumentale del nuovo San Pietro.

L'architettura del Rinascimento cerca l'armonia tra le parti e il tutto, sceglie la pianta centrale come figura perfetta e immagina la città ideale; a Pienza e a Urbino si prova a costruirla davvero.

Come riconoscerlo: ordini classici, proporzione modulare, simmetria, pianta centrale, prospettiva.

XVI sec.

Tardo Rinascimento e Manierismo

Nel pieno Cinquecento le regole del Rinascimento sono ormai note, e gli architetti cominciano a piegarle. Michelangelo usa gli ordini come masse scultoree in tensione; Vasari lavora sulla scena urbana e sui percorsi; nei giardini di Villa d'Este l'architettura diventa spettacolo d'acqua.

Palladio, al contrario, riduce il linguaggio classico a un sistema chiaro e ripetibile: i suoi Quattro Libri lo diffonderanno in tutto il mondo. A Venezia Sansovino porta il classicismo romano in Piazza San Marco.

Come riconoscerlo: ordini usati in modo libero, tensione tra gli elementi, villa palladiana, giardino scenografico.

XVII – metà XVIII sec.

Barocco

Nasce a Roma nel clima della Controriforma, e la chiesa del Gesù ne fissa il modello. Il Barocco usa lo stesso vocabolario classico del Rinascimento ma lo mette in movimento: facciate concave e convesse, piante ellittiche, luce radente, piazze pensate come scenografie.

Bernini e Borromini ne incarnano le due anime — la persuasione teatrale e la geometria vertiginosa. Guarini e Juvarra lo portano a Torino, Longhena a Venezia, Fischer von Erlach a Vienna, Wren a Londra, mentre Versailles lo trasforma in architettura di Stato.

Come riconoscerlo: curve e controcurve, pianta ellittica, effetti di luce, scenografia urbana, unione di architettura, scultura e pittura.

metà XVIII – inizio XIX sec.

Neoclassicismo e architettura visionaria

Con gli scavi di Ercolano e Pompei e la riscoperta dei templi greci, l'Europa torna a guardare all'Antichità come a un modello morale oltre che formale. Il Neoclassicismo rifiuta l'esuberanza barocca in favore di volumi puri, colonnati, frontoni.

Boullée e Ledoux spingono la ricerca fino all'utopia — sfere, cubi, piramidi fuori scala —, mentre Schinkel a Berlino e Nash a Londra ne fanno un'architettura della città.

Come riconoscerlo: ritorno agli ordini greci e romani, volumi geometrici semplici, simmetria, sobrietà decorativa.

XIX sec.

Eclettismo, storicismo e architettura del ferro

L'Ottocento guarda indietro e avanti nello stesso momento. Da un lato si recuperano tutti gli stili del passato — neogotico, neorinascimento — e Viollet-le-Duc teorizza il restauro stilistico, mentre Semper riflette sull'origine del rivestimento e dei materiali.

Dall'altro il ferro, la ghisa e poi l'acciaio aprono possibilità inedite: la biblioteca di Labrouste, il Crystal Palace, la Torre Eiffel, le Esposizioni Universali come laboratori. Haussmann ridisegna Parigi e la grande città diventa essa stessa un tema di progetto.

Come riconoscerlo: revival stilistici, strutture in ferro e ghisa a vista, nuovi tipi edilizi (stazioni, gallerie, padiglioni), grandi piani urbani.

1890 – 1914

Art Nouveau, Modernismo catalano e Secessione

A cavallo tra Otto e Novecento, in tutta Europa si cerca uno stile nuovo che non copi il passato. L'Art Nouveau prende la linea curva dalla natura e la porta nel ferro battuto, nel vetro, nella ceramica; a Barcellona Gaudí ne dà una versione strutturale e personalissima.

A Vienna la Secessione e Otto Wagner la razionalizzano, e il loro allievo Plečnik la porta a Lubiana e Praga. Adolf Loos, con Ornamento e delitto, ne annuncia la fine e apre la strada al Moderno.

Come riconoscerlo: linea curva e organica, arti applicate integrate nell'edificio, ferro e vetro decorativi, rifiuto degli stili storici.

1880 – 1910

Scuola di Chicago e nascita del grattacielo

Dopo l'incendio del 1871 Chicago si ricostruisce con il telaio in acciaio, l'ascensore e nuove fondazioni, e inventa il grattacielo moderno.

Louis Sullivan ne dà la formula teorica — la forma segue la funzione — e un'estetica: basamento, fusto ripetitivo, coronamento.

Come riconoscerlo: telaio in acciaio, finestra «Chicago», sviluppo in altezza, facciata che esprime la struttura.

1919 – 1960

Movimento Moderno, razionalismo e International Style

Tra le due guerre l'architettura rompe con il passato. Il Bauhaus di Gropius unisce arte e industria, Le Corbusier fissa i cinque punti della nuova architettura, Mies van der Rohe riduce l'edificio a struttura, vetro e proporzione. Nel 1932 una mostra al MoMA di New York lo battezza International Style.

In Italia prende il nome di razionalismo, con Terragni come figura centrale e un rapporto complicato con il regime. Dopo la guerra il Moderno diventa il linguaggio della ricostruzione e del boom: Nervi e Ponti in Italia, Niemeyer in Brasile, Kahn e Saarinen negli Stati Uniti.

Come riconoscerlo: pianta libera, telaio in cemento armato o acciaio, finestre a nastro, tetto piano, assenza di ornamento.

1900 – 1970

Architettura organica

In parallelo al razionalismo, l'architettura organica sostiene che l'edificio debba crescere dal luogo e dall'uso come un organismo, non essere una macchina astratta calata dall'alto.

Frank Lloyd Wright ne è il teorico, e Fallingwater l'immagine più celebre; Alvar Aalto la porta in Finlandia con il legno, la luce e le curve; Scharoun la applica alla Filarmonica di Berlino; Utzon la spinge fino alle conchiglie di Sydney.

Come riconoscerlo: rapporto con il paesaggio, materiali naturali, spazi fluidi, forme derivate dalla funzione e dal sito.

1950 – 1975

Brutalismo

Il nome viene dal béton brut, il calcestruzzo lasciato grezzo che Le Corbusier usa nell'Unité d'Habitation di Marsiglia. Il Brutalismo fa della struttura e del materiale a vista un'etica: masse potenti, superfici con i segni del cassero, funzioni leggibili dall'esterno.

Si diffonde soprattutto nell'edilizia pubblica — università, teatri, sedi istituzionali — da Londra agli Stati Uniti, da San Paolo al Giappone.

Come riconoscerlo: calcestruzzo a vista, masse scultoree, ripetizione di elementi, struttura esibita.

1950 – 1980

Post-razionalismo e Tendenza: l'Italia del dopoguerra

In Italia il Moderno viene messo in discussione presto. La Torre Velasca dei BBPR, alla fine degli anni Cinquanta, recupera la memoria della città storica e divide la critica internazionale; Carlo Scarpa lavora sul dettaglio e sul dialogo con l'antico.

Aldo Rossi, con L'architettura della città (1966), rifonda il progetto sui tipi edilizi e sulla memoria urbana: è la cosiddetta Tendenza, o neorazionalismo.

Come riconoscerlo: memoria storica, tipologia, continuità con la città esistente, cura artigianale del dettaglio.

1966 – 1990

Postmodernismo

Nel 1966 Robert Venturi pubblica Complessità e contraddizioni nell'architettura e rovescia il motto di Mies: less is a bore. Il Postmodernismo rivendica il diritto all'ornamento, alla citazione storica, all'ironia e al colore contro l'astrazione del Moderno.

Charles Moore a New Orleans e Michael Graves a Portland ne firmano alcune delle opere-manifesto.

Come riconoscerlo: citazione di elementi classici, ironia, colore, facciata come comunicazione.

1970 – oggi

High-Tech

Negli anni Settanta alcuni architetti britannici e italiani trasformano la tecnologia in linguaggio: struttura, impianti e collegamenti diventano l'immagine stessa dell'edificio.

Il Centre Pompidou di Piano e Rogers (1977) ne è il manifesto; Norman Foster ne sviluppa la versione più rigorosa e trasparente.

Come riconoscerlo: struttura in acciaio esibita, impianti a vista, flessibilità, prefabbricazione, vetro.

1988 – oggi

Decostruttivismo

Nel 1988 la mostra Deconstructivist Architecture al MoMA riunisce Gehry, Hadid, Libeskind, Koolhaas, Eisenman, Tschumi e Coop Himmelb(l)au. Hanno poco in comune, se non il rifiuto dell'ordine e della stabilità.

Volumi frammentati, angoli instabili, superfici che sembrano in movimento: il calcolo al computer renderà costruibili forme che fino ad allora esistevano solo nei disegni.

Come riconoscerlo: frammentazione, geometrie irregolari, asimmetria, rottura della scatola.

1980 – oggi

Architettura contemporanea: materia, luce e luogo

Dopo la stagione degli «ismi», l'architettura contemporanea non ha più uno stile dominante ma alcune linee di ricerca riconoscibili. C'è un minimalismo della luce e della materia — Tadao Ando, Peter Zumthor, SANAA.

C'è un regionalismo critico che lega il progetto al luogo, da Siza e Souto de Moura in Portogallo a Fehn in Norvegia e Wang Shu in Cina. E c'è l'involucro come messaggio, da Herzog & de Meuron a Jean Nouvel. Il premio Pritzker resta la bussola più usata per orientarsi.

Come riconoscerlo: ricerca sul materiale, rapporto con il luogo, luce, riduzione formale.

1990 – oggi

Architettura sostenibile

Più che uno stile, un criterio che attraversa tutti gli altri: ridurre l'energia che l'edificio consuma e quella incorporata nei suoi materiali.

Va dalla riscoperta di tecniche antiche — terra cruda, calce, inerzia termica — ai materiali bio-based e alla stampa 3D. Shigeru Ban costruisce con la carta, Mario Cucinella stampa una casa con la terra del sito, Bjarke Ingels parla di «sostenibilità edonistica».

Come riconoscerlo: efficienza energetica, materiali a basso impatto, riuso, adattamento al clima.

Domande frequenti

Quali sono gli stili architettonici in ordine cronologico?

In sintesi: architettura mesopotamica ed egizia, greca classica, romana, bizantina e islamica, romanico, gotico, Rinascimento, Manierismo, Barocco, Neoclassicismo, eclettismo e architettura del ferro dell'Ottocento, Art Nouveau, Movimento Moderno e razionalismo, architettura organica, Brutalismo, Postmodernismo, High-Tech, Decostruttivismo e le ricerche contemporanee. Le date sono indicative: gli stili si sovrappongono e convivono a lungo.

Che cosa si intende per architettura classica?

L'architettura greca e romana e il loro vocabolario: gli ordini dorico, ionico e corinzio, il frontone, la trabeazione, un sistema di proporzioni in cui ogni parte dipende dalle altre. Per estensione si chiamano «classiche» anche le architetture che riprendono consapevolmente quel linguaggio, dal Rinascimento al Neoclassicismo.

Come si riconosce l'architettura del Rinascimento?

Dagli ordini classici usati con proporzioni misurabili, dalla simmetria, dalle piante centrali e da spazi chiari leggibili in prospettiva. Nasce a Firenze nel primo Quattrocento con Brunelleschi e si diffonde in tutta Italia e poi in Europa con Alberti, Bramante e, nel Cinquecento, Michelangelo e Palladio.

Qual è la differenza tra Rinascimento e Barocco?

Il Rinascimento cerca equilibrio e proporzione statica; il Barocco usa lo stesso vocabolario classico ma lo mette in tensione con curve, piante ellittiche, contrasti di luce e un forte effetto scenografico. Il primo invita a contemplare, il secondo a lasciarsi coinvolgere.

Che cos'è il modernismo in architettura?

Con Movimento Moderno (o modernismo) si indica l'architettura che, tra le due guerre mondiali, rinuncia agli stili storici e all'ornamento per partire dalla funzione, dalle nuove tecniche — cemento armato, acciaio, vetro — e dalla produzione industriale. I suoi riferimenti sono il Bauhaus di Gropius, i cinque punti di Le Corbusier e l'opera di Mies van der Rohe.